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Digiuno elettorale
Il 15 maggio si vota in 1.300 città italiane. La quaresima elettorale sarà impegnativa.

Digiuno e penitenza. Il sacerdote lo ripete dall'altare ogni volta che comincia la quaresima. Quaranta giorni per convertirsi e prepararsi alla Resurrezione. Per preoccuparci della nostra fede abbiamo ancora qualche giorno. Ma la Pasqua, quest'anno anticipa un altro appuntamento. Il conto alla rovescia per le elezioni ammistrative sul calendario è iniziato. E la quaresima elettorale non sarà meno impegnativa.
Il 15 maggio, si va tutti alle urne. Mille e trecento le città in attesa di sindaco: da Reggio Calabria a Trieste, passando per Milano, Torino, Napoli, Cagliari e Bologna. Anche in questo caso, digiuno e penitenza possono tornare utili.

Digiuno. Di parole. Cari candidati, fate per favore che nei vostri comizi non ci siano risse, oscenità, insulti. Raccontate invece il vostro progetto di città, che abbracci le periferie e i bambini, a misura di uomo e non di immobiliarista.
Digiuno. Di voi stessi. Usate quel palco non per far bella mostra di voi o della vostra coalizione, ma per ascoltare chi nei prossimi quattro anni avrà a che fare con il traffico e la monnezza. Chi non avrà i soldi per pagare l'affitto e chi dovrà bussare a ogni porta per raccogliere fondi e continuare ad assistere disabili, senza dimora, rom e vittime di violenza. Tra una promessa e l'altra, pensate anche alla cultura: ai teatri che rischiano di chiudere, ai circoli che fanno il bene dei quartieri, alle scuole civiche che sono l'unica alternativa ad "Amici" e ai suoi parenti.

Digiuno. Di potere. È dura, ma vorrei che guardandovi i vostri elettori potessero pensare "ma chi glielo ha fatto fare?". Sì, perché non si può aver cura della cosa pubblica senza sacrificare gli interessi personali (e familiari) e i propri privilegi, faccia e poltrona comprese. Una penitenza è vero, a cui seguirà però la gioia. Perché a risorgere sarà il nostro senso civico.

Testo di Elena Parasiliti

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