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L'Aquila: a due anni dal sisma, pagano anche i migranti
Attirati dalla possibilità di trovare lavoro, ancora si trovano davanti a lavori a giornata, paghe basse, mancanza di luoghi in cui dormire.

I due anni del post sisma hanno pagine dolorose e poco edificanti. Una è quella relativa alla presenza di migranti nel cratere. Attirati dalla possibilità di trovare lavoro nel “cantiere più grande d’Europa” si trovano invece davanti a lavori a giornata, paghe basse, mancanza di luoghi in cui dormire.Impossibile dire con precisione quanti siano ad oggi gli stranieri presenti nel cratere e quanti ne siano passati, ma è possibile provare a descriverne le condizioni di vita. Ci ha provato Marco Pagliuca, responsabile del centro di prima accoglienza Casa Karol della Caritas, che, attivo da sei mesi, ha ospitato 160 persone.

I migranti pagano, insieme agli aquilani, il costo di una ricostruzione mai partita: “L’afflusso di migranti in cerca di un lavoro è stato importante, ma come sono arrivati, molti sono ripartiti. Tutti tentano di entrare in contatto con ditte edili, anche i cuochi che si fingono muratori. Il massimo che viene offerto loro è un lavoro per qualche giorno, raramente per un mese. Pattuiscono delle cifre, in qualche caso le ditte promettono anche 1000 euro al mese, poi alla fine del lavoro la triste sorpresa: se arrivano 500 euro è già una fortuna. Non si trovano affitti e senza un lavoro certo è impossibile pensare di vivere a lungo qui. Qualcuno si è arrangiato per dormire in camper o auto, altri, nei mesi passati, hanno dormito in strutture di fortuna, poi alcune retate di polizia hanno fatto sì che non ci fossero più ricoveri impropri. Ad oggi sono pochi quelli che non sanno dove dormire, ma sono moltissimi quelli che hanno lasciato L’Aquila per tornare nei propri Paesi o per spostarsi al sud, soprattutto adesso, e cercare lavoro nelle raccolte”.

Le persone con cui la Caritas è entrata in contatto sono soprattutto uomini, per lo più magrebini, seguiti dai rumeni, età media 35 anni. Persone pacifiche che non sono state accolte dalla popolazione locale e che non hanno potuto contare sull’attenzione delle istituzioni locali. Con il Comune, per esempio, non è stato possibile instaurare un vero dialogo. Meglio è andata con la questura che, fra l’altro, da qualche settimana fa dei controlli nei cantieri e segnala all’Ufficio del lavoro eventuali abusi, ma a poco serve. I migranti sono restii a denunciare datori di lavoro anche se costretti a lavorare senza contratto e assicurazioni: “E cosi a volte siamo andati a soccorrere persone che avevano avuto incidenti sul posto di lavoro e che nessuno aveva aiutato per paura di dover dichiarare che lavoravano a nero”.
 
Non va meglio nel rapporto con i cittadini. I migranti vengono visti come un rischio, una minaccia. Le “leggende metropolitane” li descrivono sempre ubriachi nei bar o come i responsabili dei furti negli appartamenti inagibili: “Non posso certo parlare per tutti gli stranieri presenti nel cratere – racconta Marco - , ma almeno di quelli che sono stati con noi so che non fanno abuso di alcool perché se tornassero ubriachi dovremmo cacciarli dal centro. Li si guarda con timore e non si capisce quanto sia dura la loro vita qui. Quando li accompagno, o giro per fare richieste a loro nome, ricevo molti ‘No’ e ci sto male. Loro ricevono ‘No’ di continuo, hanno la famiglia lontana, non trovano un lavoro, non hanno un posto dove stare. L’accoglienza poteva essere una bella pagina da scrivere, ma abbiamo fallito”. Quali prospettive per il futuro di queste persone? Marco guarda fuori: “Non ci sono prospettive, solo speranze”.

COPYRIGHT: Agenzia Redattore sociale

Per ricordare cosa è stato il sisma dell'Aquila, vi suggeriamo il libro Terremoto di Enrico Macioci (Terre di mezzo Editore).

(foto: Alessandro Giangiulio)

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