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Ritornare a casa
Entro aprile 18 famiglie rom lasceranno il Trigoniano per tornare in Romania. Dumitru, 39 anni, partirà tra pochi giorni: “Voglio una vita migliore per i miei bambini”.

Partiranno entro metà aprile 18 famiglie rom del campo autorizzato di via Triboniano a Milano, che hanno scelto di tornare a vivere in Romania. Dumitru, 39 anni, abita qui con la moglie e tre figli dal 1996: "Voglio una vita migliore per i miei bambini", spiega. Tornerà a vivere a Balş, nel Sud della Romania, dove spera di riprendere il suo mestiere di macellaio: "Ho una casetta, costruita prima del 1989. Chissà in che condizioni sarà oggi". 

Ad accompagnarlo in questo percorso gli operatori di Avsi e dell'associazione romena Fundatia dezvoltarea popoarelor (Fdp), partner di tutti i progetti di Avsi in Romania. L'obiettivo è aiutare i rom che oggi vivono nel Triboniano a reinserirsi dal punto di vista sociale e lavorativo nel proprio Paese d'origine, in un percorso che parte già nel capoluogo lombardo. "A Milano incontriamo le famiglie e in base alle loro esigenze organizziamo il rimpatrio -spiega Radu Cata, assistente sociale di Avsi e Fdp che segue i colloqui e monitorizza le attività del progetto-: una volta in Romania le seguiamo costantemente". 

"Ero venuto in Italia per avere una vita migliore -racconta Dumitru-. Ho sempre lavorato come macellaio". A influire sulla decisione di ritornare in Romania anche il lutto che nello scorso settembre ha colpito la sua famiglia: "Il 17 settembre scorso il mio figlio più grande ha avuto un incidente d'auto ed è morto. Dieci giorni dopo avrebbe compiuto 18 anni -racconta con la voce rotta-. L'ho visto crescere qui e oggi è sepolto in Romania". Tra pochi giorni caricherà moglie e figli sulla sua Ford e si metterà in viaggio.  Una volta a destinazione potrà contare sul supporto degli operatori dell'associazione: "Ci assicuriamo che i bambini riprendano gli studi e aiutiamo le persone a prendere contatti con i referenti sociali del Comune -spiega Anna Difonzo, responsabile dei progetti Avsi in Romania-. Inoltre li aiutiamo a trovare lavoro: dall'orientamento, alla formazione professionale. L'accompagnamento è faticoso, ma fondamentale per la buona riuscita del progetto". 

Il progetto di reintegrazione, finanziato nell'ambito del cosiddetto "Piano Maroni" per gestire l'emergenza rom, prevede l'erogazione di contributi variabili da 10 a 15 mila euro per ogni nucleo familiare, a fronte di un impegno della famiglia a sottoscrivere un preciso percorso di reinserimento. Ogni famiglia riceve i soldi necessari a pagarsi il viaggio di ritorno (dai 1.000 ai 1.500 euro), un contributo per costruire o restaurare casa, e un versamento mensile di 150-200 euro al mese (per un periodo limitato, 12-18 mesi) per far fronte alle prime spese. Contributi che variano in base al numero di persone di cui è composta la famiglia.

Se tutto andrà per il meglio, a metà aprile resteranno solo 10-12 famiglie al Triboniano. Finora sono 39 le famiglie che hanno scelto di ritornare in Romania, altre 20 hanno trovato un alloggio all'interno degli appartamenti Aler di cui dispone la Casa della carità. Altri nuclei invece hanno trovato casa sul mercato privato. "Il lavoro sociale permette di costruire dei percorsi -spiega don Massimo Mapelli, vice presidente della Casa della carità-. E rende più degli sgomberi". 

Scritto da Ilaria Sesana per l'agenzia Redattore Sociale
Foto: Matt Corner

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