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Il gatto che aveva perso la coda
Un libro che aiuta i bambini malati di tumore ad affrontare la radioterapia con più serenità. Evitando ai medici di doverli anestetizzare.

MILANO - Leggere una fiaba può evitare l'anestesia ai bambini che si sottopongono a radioterapia. Soprattutto se è scritta apposta per questo tipo di situazione. L'idea è venuta a Gabriele Carabelli e Sarah Frasca, tecnici di radioterapia pediatrica all'Istituto nazionale dei tumori di Milano, che quotidianamente affrontano le difficoltà di interagire con bambini malati. Così è nato il libro "Il gatto che aveva perso la coda" scritto da Emanuela Nava per Carthusia, e realizzato grazie alla fondazione Magica Cleme. "La radioterapia è di per sé indolore, ma richiede collaborazione da parte dei pazienti -spiega Carabelli- Chi arriva a questo trattamento, in genere è già passato attraverso molti altri interventi. È spaventato e dolorante". Così, soprattutto con i più piccoli, a volte è necessario fare l'anestesia "che peggiora ulteriormente la qualità di vita del bambino e dei genitori" aggiunge il tecnico.

La fiaba è un modo per creare un terreno comune per la comunicazione fra i medici, il paziente e la sua famiglia. Il gatto protagonista della storia parte per un viaggio nello spazio alla ricerca della coda smarrita: nelle illustrazioni, l'astronave è uguale al macchinario usato per la radioterapia, mentre il gatto indossa un casco, che riproduce la maschera che i bambini indossano durante la cura. Una settimana prima dell'inizio della terapia il libro viene consegnato gratuitamente ai genitori dall'Istituto dei tumori (grazie al finanziamento della fondazione Magica Cleme). "Quando il bambino arriva qui, noi e loro possiamo fare riferimento alla fiaba per spiegargli la situazione, e lui riconosce intorno a sé gli elementi che ha visto nel libro" spiega Carabelli. In questo modo si tranquillizza e collabora con i tecnici, che non sono costretti a ricorrere a farmaci anestetizzanti.

La versione per l'ospedale ha all'interno un pieghevole per spiegare ai genitori la storia e l'uso del libro. Da gennaio sono stati consegnati circa 20 volumi: "Sembra che funzioni, ma stiamo raccogliendo dati e valutazioni sulle reazioni dei nostri pazienti, per poter valutare scientificamente l'efficacia di questo strumento terapeutico" conclude Carabelli.

Scritto da Giulia Genovesi per l'agenzia Redattore sociale.

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