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Creatività contagiosa
Sembra che tutta l'Africa si sia data appuntamento a Dakar, per il Social forum. Ad animare i dibattiti sono soprattutto le donne.

Sembra che tutta l'Africa si sia data appuntamento a Dakar, per il Social forum. Arrivano artisti e artigiani, venditori di stoffe e di souvenir. La vivacità e la creatività sono contagiose. Nelle zone più frequentate sono state installate delle vere e proprie fontane realizzate con zucche scavate e rubinetti in ferro. Davanti alla facoltà di Innovazione troneggia una statua di uomo costruito con bottigliette di plastica riciclate che beve da un bottiglione di dieci litri.
In un'aula molto moderna, con tanto videoproiettore, si parla Maghreb unito, di libertà di circolazione tra i vari Paesi e dell'esigenza di maggiori investimenti nell'istruzione e nella formazione. Si parla in arabo e i traduttori, tutti volontari, faticano a comprendere tutti i dialetti. Il messaggio finale però è chiaro: "Solo con giovani istruiti potremmo avere dei cambiamenti democratici e il rispetto dei diritti umani".

Proprio lì di fronte, in una piccola aula, attendiamo per un'ora che inizi una conferenza sulla democrazia in Africa, per poi essere avvisati che il relatore non potrà esserci. Succedono anche queste cose al Forum. Ma dalla disorganizzazione nasce un confronto molto acceso tra ivoriani: da una parte i sostenitori di Laurent Gbabo', dall'altra quelli di Alassane Ouattarà. I sostenitori di Ouattarà sono giovani e lavorano in una ong che si occupa di dare lavoro ai giovani ivoriani, organizza corsi di formazione e insegna loro un mestiere, per evitare che lascino il paese per venire in Europa. Uno di loro mi dice: "Noi abbiamo paura, parlare male di Gbabo' vuol dire la morte".

Tra le tenaci donne africane che animano queste giornate c'é Hughette Akplogan Dossa, del Benin, coordinatrice della rete per il diritto all'alimentazione in Africa che combatte contro l'espropriazione delle terre ai contadini. "Il problema principale -dice Hughette- è che sono i nostri stessi governi a comprare le terre dei contadini e rivenderle alle multinazionali, togliendo alla popolazione il diritto all'alimentazione".

Sotto una tenda si parla invece di diritti di cittadinanza, il diritto ad una casa. Una donna del Camerun interviene accalorata: "Le donne in Africa spesso non hanno diritto a possedere nulla, nemmeno i beni del marito, quando questi muore, tutto va ai fratelli o ai figli". In questi casi, spesso, le donne vengono accolte nelle case dei figli, ma vengono marginalizzate e in alcuni casi lasciate per strada. La sua associazione si occupa della promozione dell'imprenditoria femminile: "Le donne sono vittime di violenza anche perché dipendono economicamente dal marito -dice la vice presidente dell'associazione- quindi promuoviamo con il microcredito delle piccole attività che le rendano autonome".

Da Dakar, Marta Gatti

 

 

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