Sono riusciti ad arrivare in Israele 11 profughi eritrei liberati dai trafficanti di uomini del Sinai dopo aver pagato il riscatto. "Facevano parte di un gruppo di venti persone liberato prima di Natale", spiega don Mussie Zerai, sacerdote eritreo che il 23 novembre scorso ha denunciato il sequestro di un gruppo di 250 richiedenti asilo proveniente dalla Libia e diretto in Israele. La prima conferma era arrivata nella notte tra venerdì e sabato. E proprio a don Mussie, ieri pomeriggio, è giunto il riscontro da parte degli operatori della ong "Physicians for human rights-Israel": "Sono arrivati il 30 dicembre e ora si trovano in un centro di detenzione per migranti". Il gruppo si va ad aggiungere ai quattro eritrei che erano stati liberati due settimane fa e che ora si trovano in Israele.
Nelle mani dei trafficanti beduini della tribù Rashaida restano ancora circa 70 persone, segregate in un container sotterraneo ad Arish. "Siamo preoccupati in modo particolare per una ventina di loro: non hanno soldi per pagare il riscatto né parenti che li possano aiutare", spiega don Zerai. Ma c'è un altro fatto che preoccupa il sacerdote eritreo: "Israele non concede facilmente lo status di rifugiato. La nostra speranza è che venga concesso loro un documento di soggiorno per motivi umanitari". Inoltre il governo di Tel Aviv ha in programma di costruire un centro di detenzione per migranti (10mila posti) al confine con l'Egitto in cui rinchiudere gli stranieri che varcano illegalmente il confine. "Sarebbe molto grave per i richiedenti asilo -commenta don Zerai - si tratta di ragazzi che cercano libertà e finiscono per trovarsi rinchiusi in un ghetto".
Le associazioni israeliane che si battono per i diritti dei migranti sono scese in piazza lo scorso 24 dicembre per protestare contro questo progetto. "Il governo deve esaminare le richieste dei richiedenti asilo in modo chiaro e trasparente e garantire i loro diritti", ha sottolineato Itay Epstein, direttore di Amnesty International-Israele. "Noi fuggiamo da una prigione e non vogliamo finire in un campo di detenzione -commenta un cittadino eritreo che vive in Israele-. Il governo deve capire che noi siamo rifugiati, non siamo criminali".
Scritto da Ilaria Sesana per l'agenzia Redattore sociale










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