"Caro signor V., non se ne abbia a male, ma anche sulla mia scrivania fa bella mostra di sé un piccolo capolavoro di bricolage. Si tratta di un plastico, 16 centimetri per 17, che riproduce fin nei più gustosi dettagli una cella del carcere di San Vittore. E tutto con materiali di recupero. Vedesse quant'è bello, credo lo ospiterebbe volentieri nella sua trasmissione. C'è tutto: la saponetta sul lavandino, il calendario e le starlette appese alle pareti in pose ammiccanti (non tema, c'è anche il crocifisso), due mozziconi nel portacenere, lo scopettone, la confezione di penne rigate e le inferriate alle finestre. Persino una corda e un piede di porco formato mignon per l'evasione. Semplicemente perfetto. Se poi pensa che a realizzarlo è stato un detenuto, l'auditel non può che salire.
Memore del suo esempio, lo terrò per mostrarlo ai nostri visitatori (qui non ci sono le telecamere), alle scolaresche e ai collaboratori. Voyerismo? Non credo, li costringerà semmai a farsi piccoli, a immaginarsi in spazi angusti e a cambiar prospettiva. A guardare, ascoltare e indignarsi. Questo il mio augurio anche per lei".
Chissà se il nuovo anno ci regalerà un'informazione più attenta alle persone. Noi non abbiamo smesso di sperare. E così vi chiediamo di vigilare con noi contro la violenza che si nasconde in ciò che leggiamo o guardiamo in tivù. Bastano pochi minuti e tre righe mandate via mail. Qualche indirizzo? Per tutelare i bambini si può scrivere ad Antonio Marziale (segreteria@osservatoriominori.org); per difendere le persone con disabilità c'è Ledha: redazione@ledha.it. I discriminati sono rom e migranti? Digitate giornalismi.info. Se avete poca dimestichezza con internet, chiedete a un vicino di casa o a un nipote. Condividerà con voi questo impegno.
Testo di Elena Parasiliti










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