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Vita difficile per i minori stranieri non accompagnati
Leggi inadeguate a e criticità del sistema di accoglienza. Il 90% sono maschi; provengono da Marocco, Egitto, Albania e Afghanistan. Quasi impossibile un percorso d'integrazione a lungo termine.

Una normativa inadeguata e le criticità del sistema di accoglienza rendono la vita difficile ai 6.587 minori stranieri extracomunitari non accompagnati presenti in Italia (dato: Comitato per i minori stranieri, aggiornato al 30 settembre 2009). Lo afferma il ventesimo rapporto Caritas Migrantes 2010, nel capitolo dedicato a questi ragazzi, che sono al 90% maschi (5.954 persone) provenienti da Marocco (15%), Egitto (14%), Albania (11%) e Afghanistan (11%). Più dell'88% ha un'età compresa tra i 15 e i 17 anni: i diciassettenni, in particolare, sono più della metà del totale.

La normativa attuale, modificata dalle "misure in materia di sicurezza" introdotte dalla legge 94/2009, rende quasi impossibile un percorso d'integrazione a lungo termine proprio per i minori stranieri non accompagnati che arrivano in Italia dopo aver compiuto i 15 anni d'età. La legge, infatti, stabilisce che il rilascio del permesso di soggiorno al minore non accompagnato che diventa maggiorenne sia subordinato alla permanenza di almeno tre anni sul territorio italiano e all'aver intrapreso un percorso di integrazione sociale di almeno due anni presso un ente riconosciuto. Tuttavia, si legge nel Dossier, nel sistema d'accoglienza si registrano mancanza di beni primari, carenza nei servizi di mediazione culturale e informazione legale, ritardi nell'assegnazione di un tutore e nel processo di regoalrizzazione dello status del minore, accesso limitato all'istruzione, alla formazione e ad opportunità lavorative e la mancanza di coordinamento a livello nazionale.

Nonostante questo, gli allontanamenti dei minori dalle comunità sono in diminuzione (dal 62% del 2006 al 40% del 2008). Secondo un monitoraggio di Save the children Italia, nel periodo maggio 2008-febbraio 2009, ben 1.119 minori su 1.860 collocati presso comunità di accoglienza risultano essersi allontanati. Altri, però, non entrano mai in contatto con i servizi d'accoglienza: arrivano in Italia da soli facendo riferimento a una rete di contatti già presenti sul territorio, vivono o lavorano in strada, hanno dimore di fortuna, non accedono ai servizi scolastici o sanitari e non beneficiano delle misure di tutela previste in loro favore dall'ordinamento italiano e internazionale.

"La mancanza di prospettive costituisce un forte disincentivo per tutti i minori ultraquindicenni a seguire un percorso d'integrazione sociale -si legge nel rapporto-, poiché essi non avrebbero la prospettiva di ottenere il rilascio del permesso di soggiorno dopo il compimento del 18.mo anno". Esclusi da percorsi formali di protezione e inclusione, questi minori sono più esposti al rischio di sfruttamento e tratta e al coinvolgimento in attività irregolari o illegali. "Tale mutamento normativo rischia inoltre -dice il Dossier- di incoraggiare minori sempre più piccoli (con meno di 15 anni) ad intraprendere il viaggio verso l'Italia", esponendosi a rischi di abuso, violenza e sfruttamento, senza la protezione del proprio ambiente familiare e di una rappresentanza legale.

Scritto da ANDREA ROTTINI per l'agenzia Redattore sociale 

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