Nelle città cresce la voglia di spostarsi in bicicletta, soprattutto nelle metropoli, e crescono anche le piste ciclabili. Nel 2009 hanno infatti raggiunto il record assoluto di 3.227 km (circa 380 km più del 2008 e 730 km più del 2007). Reggio Emilia e Lodi sono le città più ciclabili d’Italia insieme a Modena, Mantova, Vercelli, Cremona, Forlì, Ravenna, Cuneo, Ferrara e Piacenza. A Padova invece c’è la più alta densità di vie ciclabili e 140 mila spostamenti ciclistici giornalieri: la bici è il mezzo maggiormente utilizzato dal 17% dei cittadini e l’obiettivo dell’amministrazione comunale è arrivare al 25% nei prossimi cinque anni. A fare il punto sulle ‘due ruote’ in Italia è la ricerca di Legambiente “L’a-bici”, che per oltre un anno ha indagato la situazione della mobilità dolce nei capoluoghi italiani, stilando la classifica dei centri più a misura di ciclista.
Come termometro l’associazione ambientalista ha usato l’indice di “ciclopedonalità”, un nuovo parametro politico che misura quanto hanno lavorato gli amministratori per integrare i vari mezzi di spostamento all’interno del loro territorio. Reggio Emilia, infatti, non è la città dove ci sono più chilometri di piste ciclabili e nemmeno quella dove si va di più in bicicletta ma è la città dove ogni 100 abitanti ci sono oltre 30 “metri equivalenti” di percorsi ciclabili, tra piste, zone pedonali e con moderazione di velocità a 30 km/h. Lo studio, che Legambiente ha presentato oggi a Padova alla vigilia dell’apertura dell’ExpoBici, fiera internazionale dedicata al mondo delle biciclette, mette in evidenza come, aldilà di qualche segnale positivo e alcune eccellenze, la mobilità sostenibile in Italia non sia ancora una realtà diffusa. Nel loro insieme, infatti, i comuni capoluogo offrono 13,3 km di ciclabili per 100 km2 di superficie comunale, contro i 222 su cui può scorrazzare chi sta al volante. L’automobile insomma la fa sempre da padrona anche se non è il mezzo più vantaggioso per ogni tragitto. Legambiente sottolinea però i vantaggi che deriverebbero da un uso più frequente della bici: abbassamento della spesa municipale e familiare per l’automobile, riduzione del tempo perso negli ingorghi, diminuzione del rischio sanitario grazie a un’attività fisica regolare, minore occupazione di suolo, maggiore attrattiva del centro città e delle zone commerciali, meno rumore, meno smog, meno emissioni di CO2, minore aggressione delle sostanze inquinanti al patrimonio monumentale, riduzione diretta della congestione automobilistica e indiretto aumento dell’efficienza dei trasporti pubblici.
La proposta di Legambiente punta su un obiettivo riassumibile nella formula 30-30-30. Il traguardo da proporre, per il 2020, è quello di portare al 30% sul totale degli spostamenti la percentuale di spostamenti in bicicletta in ambito urbano; trasformare in corsia preferenziale almeno il 30% della rete del servizio di trasporto pubblico locale di superficie; ampliare le zone 30, le ztl e le isole pedonali.
TESTO: Redattore Sociale.










OKNOtizie
Segnalo
Diggita
Delicious
Facebook