La risposta più educata è un fermo "no, grazie". Conversazione liquidata, non c'è spazio per altro. E anche se ci fosse, lo sguardo sarebbe già corso via: alla birra ghiacciata, in attesa che il cameriere torni con il resto dei 10 euro. Milano, colonne di San Lorenzo, la movida estiva stordisce e travolge. Bianca si fa largo tra i tavoli con i suoi sette anni e una vocina esile. Se la storia finisse qui, non potrei biasimarmi. Anche io, come voi, mi sarei immaginata una mano tesa seguita dalla richiesta di soldi. Per un panino, il latte del fratellino, un elenco di miserie intollerabili anche per l'orecchio più sordo.
Ma i soldi non sono tutto. Servono per vivere (e su questo non si discute), ma non sono l'unica risposta ai nostri bisogni. L'abbiamo scoperto da adolescenti, quando di fronte ai genitori che ci ripetevano "hai tutto" sbattevamo la porta della nostra camera, cercando altro. Quello che da adulti dobbiamo ancora imparare è che i soldi non sono l'unica domanda. Bianca quella sera chiedeva un gelato, non delle monetine. Un cono vero: due gusti, possibilmente. E che altro si può desiderare a sette anni con il termometro che segna i 32 gradi alle nove di sera? Un gelato, e quando insieme abbiamo aperto il frigo del bar, ho visto solo due occhi spalancarsi. Stupiti, riconoscenti. Saper ascoltare i bisogni dell'altro: un amico, un collega, un quartiere, un Paese. Solo così, con l'orecchio teso, può arrivare una risposta. E sarà quella giusta.
Di Elena Parasiliti
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