Tutte le news online
Città dell'Altraeconomia a rischio chiusura
A settembre scade il contratto di affitto tra il comune di Roma e le oltre venti organizzazione consorziate per gestire gli spazi. A rischio il futuro di 22 lavoratori. Alcune realtà hanno già chiuso. Il Consorzio: “Il comune non vuole più investire"

Futuro incerto per la Città dell’Altreconomia di Roma, tra i primi spazi in Italia e in Europa interamente dedicati alle pratiche di consumo critico, al commercio equo e solidale, all’agricoltura biologica, al riuso e riciclo e alle energie rinnovabili. A fine settembre scade, infatti, il contratto triennale di affitto tra il Comune di Roma e le venti organizzazione che si sono consorziate per gestire gli spazi all’interno del Campo Boario. Le voci ancora incerte sul nuovo bando e le poche rassicurazioni da parte dell’amministrazione Alemanno, fanno però pensare a un possibile cambio della guardia all’interno degli oltre 3.500 metri quadri, nel cuore del quartiere Testaccio. Intanto in un clima di assoluta incertezza alcune realtà all’interno della Città hanno deciso di chiudere anticipatamente: la bottega di commercio equo e solidale ha abbassato definitivamente le saracinesche il 30 giugno, la stessa decisione potrebbe essere presa anche dai gestori del ristorante bio, per ora chiuso ufficialmente per ferie. In totale il mancato rinnovo del contratto mette a rischio il futuro di 22 persone che lavorano stabilmente nella Città.

Secondo quanto si apprende dal Comune, a settembre dovrebbe essere pubblicata la nuova gara di appalto, ma fonti non ufficiali parlano di due bandi: uno per le attività economiche già insidiate e un altro per assegnare a un ente terzo i servizi connessi alla gestione della Città, la ristorazione e il piazzale antistante. Obiettivo dell’amministrazione è, infatti, cercare di appaltare ai futuri gestori la manutenzione e la gestione degli spazi, per ottenere un risparmio di circa 250mila euro nelle casse del Comune. Una scelta fortemente criticata dalle associazioni che attualmente si trovano all’interno della Città, perché porterebbe a ripensare il progetto iniziale. Nell’esigenza di far cassa, infatti,gli spazi espositivi e luoghi di incontro potrebbero diventare a pagamento, a scapito delle realtà più piccole.“Il Comune vuole tirarsene fuori, non vuole metterci più un soldo. Ma in questo modo tutti gli oneri sarebbero a carico di chi gestisce la Città, costi di manutenzione che le realtà associative non possono certo sostenere- sottolinea il presidente del Consorzio Riccardo Troisi-. Inoltre finora gli spazi, come la sala conferenze sono stati dati in maniera gratuita, se si mettono a profitto vuol dire che alcune associazioni piccole non possono più permettersi di presentare le loro iniziative lì. Stesso discorso vale per le giornate dell’ Altradomenica che potrebbero saltare”.

In attesa di sapere cosa succederà il Consorzio si sta organizzando per lanciare una mobilitazione che coinvolga le realtà dell’ economia solidale romana e che prevede dal 1 settembre anche un presidio fisso all’interno della Città. “ Per ora quello che si respira è un clima di amarezza, ma anche di fatica per un progetto nato con tante speranze e aspettative, che non aveva fatto i calcoli, però, con un’amministrazione che la pensava in maniera diversa- continua Troisi-. Da due anni e mezzo non ci sono più politiche sull’altra economia nella città. Qualcosa di interessante è stato fatto solo sui temi dell’agricoltura biologica e della filiera corta. Bastava mettersi a ragionare insieme, ma non c’è stata nessuna volontà di dialogo”.   

Copyright agenzia Redattore sociale

Eventi
Rubriche