A Tradate, un comune del varesotto, i "bonus bebè" da 500 euro, erogati a favore delle famiglie a cui è nato un figlio dal 2007 in poi, sono discriminatori. Così è scritto sulla sentenza emessa dal Tribunale di Milano di cui, il 26 luglio 2010, è stato pubblicato uno stralcio.
Infatti, oltre alla residenza sul territorio del Comune, l'altra condizione per fare domanda era che entrambi i genitori fossero italiani. "Questo pregiudica anche agli italiani figli di matrimoni misti la possibilità di partecipare al bando ", sottolinea l'avvocato Alberto Guariso. Asgi (Associazione studi giuridici sull'immigrazione), Apn-Avvocati per niente e la cooperativa Farsi prossimo hanno così deciso di fare ricorso ed oggi possono esultare: d'ora in poi nessuna famiglia residente a Tradate sarà più esclusa. In più, la giunta comunale dovrà affiggere sugli spazi di comunicazione comunali la decisione del Tribunale e pubblicarla sul sito del Comune (www.comune.tradate.va.it), nonché versare 2mila euro alla cooperativa Farsi prossimo.
La cooperativa pretendeva anche il risarcimento per tutti i genitori stranieri precedentemente esclusi dal bando, ma il Tribunale ha respinto la richiesta "perché manca l'individuazione degli stessi", recita la sentenza. "Questo lascia intendere che se le famiglie faranno domanda e si renderanno riconoscibili il Comune dovrà risarcirle - suggerisce Guariso -. Speriamo che non sia necessario un ricorso giudiziario per ogni singolo nucleo familiare, ma nel caso non ci tireremo indietro".
(Dall'archivio di Terre, leggi i motivi del ricorso spiegati dall'avvocato Alberto Guariso, autore della rubrica Il rovescio del diritto)
Testo: Lorenzo Bagnoli per l'Agenzia Redattore Sociale
Foto: il manifesto per i bonus bebè della Regione Lazio











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