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Gli ultimi di via Rubattino
In attesa dell'ennesimo sgombero, nell'ex area industriale di Lambrate 220 nomadi sopravvivono all'estate milanese.

 

Un cimitero di fabbriche, ben visibile anche dalla tangenziale est. È l'ex area industriale di via Rubattino, civico 87, oggi dismessa e degradata. Un'isola di cemento abbandonata, nascosta dalle sterpaglie cresciute senza controllo ai bordi del parco di piazza Vigili del fuoco. Lì, sotto gli scheletri dei capannoni che un tempo producevano Innocenti e Maserati, vivono 220 rom, tutti romeni. La mattina del 22 luglio, gli abitanti del campo si ritrovano fra le baracche una delegazione di leghisti, con media al seguito. Una visita che suona minacciosa come l'annuncio di uno sgombero. Nei corridoi di Palazzo Marino e negli uffici delle associazioni di volontariato che assistono i rom, se ne vocifera già dalla fine delle scuole, a giugno.

“Sono in contatto con il prefetto, mi ha detto che 'si stanno occupando della questione rom in Rubattino' – confessa Andrea Ancona, presidente della Commissione sicurezza del Comune di Milano -. In gergo, significa che stanno pianificando uno sgombero, niente di ufficiale, però”. Alcuni residenti, a volte, scrivono al presidente della Commissione, lamentando una situazione che continua a degenerare nel quartiere. ” La gente è stanca – scrive un abitante - non ne può più di tutto quello che sta succedendo e del degrado che ormai la fa da padrone”. E ancora, un residente in via dei caduti di Marcinelle: “Questa situazione sta avendo una pesante ripercussione nel nostro quartiere ed in particolare nei giorni scorsi si sono verificati nel mio condominio episodi di scasso e furto in appartamento, con grave preoccupazione di tutti noi”. A detta della Lega, i furti sono all'ordine del giorno. “Addirittura – prosegue Andrea Ancona -, i rom scrivono sulle case segni che stanno a significare: casa amica, casa nemica, casa visitata, casa libera, allarme, cani da guardia e così via”. La “lista dei segni rom” è in continua evoluzione, “perché il codice si aggiorna velocemente”, spiega Andrea Ancona. Vederli, però, non è possibile, perché sarebbe troppo lunga la ricerca nel quartiere.

Dal 2008, i rom di Rubattino hanno subito 11 sgomberi, l'ultimo (per ora) il 19 novembre 2009. Stefano Pasta, un volontario della Comunità di Sant'Egidio, ha seguito tutta l'odissea dei 220 nomadi. “Il degrado in quartiere – spiega – non è causato dai rom. Semmai loro ne pagano le conseguenze”. Il suo telefono, stamattina, squilla di continuo: lo chiamano molti rom temono che il sopralluogo leghista diventi uno sgombero. “Se non mettiamo in sicurezza l'area, ritornano –dice Igor Iezzi, segretario provinciale del Carroccio-. Perciò, bisogna recintare la zona e accelerare il processo di riqualificazione del territorio”. Oggi via Rubattino 87 è così spartita tra tre società: Ergo Victoria (Gruppo Munich RE, compagnia assicurativa) 46,23%, Gruppo Aedes (immobiliare) 30,59%, Milano Est 23,18% (di cui Aedes possiede il 65,37%). Fra i capannoni, c'è anche quello della fabbrica dell'Inn.se, lo scorso anno protagonista sulle cronache dei quotidiani per i lavoratori sul tetto per protesta contro l'annunciata chiusura della fabbrica. “La società Aedes – spiega Andrea Ancona – vorrebbe creare un insediamento residenziale e allargare il parco delle Case di Cristallo. Però, dovrebbe far chiudere la Inn.se o pensare di spostare i macchinari, operazione impossibile perché sarebbe costosissima”. In un comunicato stampa della Aedes spa, datato 23 dicembre 2005, si legge che il programma “prevede il termine delle operazioni nel corso del 2013. Per ora, la situazione resta in stallo.

Da quel 19 novembre sono 80 le persone che oggi possiedono una casa. In due casi, sono state delle famiglie italiane a fare da intermediari tra la famiglia rom e il padrone di casa, garantendo sulla loro buona fede. “Per tutte e 80 queste persone gli affitti sono calmierati, – prosegue Pasta -, ma la prospettiva è quella dell'autosufficienza economica. Infatti, le associazioni di volontariato cercano di garantire una formazione ai rom, in modo che possano trovarsi un lavoro”. Come è successo a Ion, 18 anni. Non vive più al campo, né ai semafori delle strade della città, a elemosinare. Ha frequentato le 150 ore di corsi necessarie per completare l'esame di terza media, poi è andato a studiare ad una scuole professionale di Pioltello, tutto grazie alla Comunità di Sant'Egidio. “Ora sta facendo uno stage e speriamo che possa trovare un lavoro stabile”, conclude Pasta.

Un nugolo di bambini accorre attorno alle telecamere dei giornalisti al seguito della delegazione leghista in visita oggi al campo di via Rubattino. Chiedono di continuo se ci sarà lo sgombero. Un ragazzo di 13 anni racconta che da un anno e mezzo frequenta la scuola e si trova bene. Gli adulti guardano diffidenti. Un uomo continua a gridare che nel caso in cui qualcuno lo riprendesse, farà causa al suo avvocato. Gli viene chiesto che lavoro fa. “Il muratore – risponde-. Non ci credi? Allora chiamo il mio avvocato”, grida brandendo il cellulare come un'arma. Dal campo sale il profumo del pollo in padella, cotto su una specie di barbecue, misto ai miasmi degli orinatoi a cielo aperto. Sulle brandine, qualcuno sonnecchia, mentre un padre gioca con una figlia piccola, indifferente alla confusione dei media. Dopo mezz'ora, la delegazione se ne va e il campo torna invisibile.  

TESTO E FOTO: Lorenzo Bagnoli

 

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