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Il business dell'ecomafia
Cresce il numero delle infrazioni accertate: oltre 28.500 nel 2009, 3 mila in più rispetto all'anno precedente. Tutti i numeri del Rapporto di Legambiente.

Il business dell'ecomafia continua a rivelarsi più che redditizio. Il "rapporto sulle ecomafie 2010" conferma il dato emerso lo scorso anno: il fatturato totale ammonta a più di 20 miliardi di euro. Cresce, invece, il numero delle infrazioni accertate: nel 2009 accertate oltre 28.500 infrazioni, 3 mila in più rispetto all'anno precedente. Libera e Legambiente, che hanno presentato lunedì mattina nella sede della regione Lombardia il rapporto, chiedono alla politica un patto contro l'ecomafia. Quattro proposte rivolte alla politica italiana, per sconfiggere chi delinque distruggendo l'ambiente.
 
"Prima di tutto - dichiara Enrico Fontana, presidente di Legambiente - chiediamo che il reato ambientale venga iscritto nel codice penale". Inoltre, il presidente di Legambiente propone che un'impresa condannata per un delitto ambientale non possa più partecipare a gara d'appalto. "Nel decreto legislativo 231/01 va inserito anche il delitto ambientale, finora escluso -spiega Sergio Cannavò, vice presidente di Legambiente Lombardia- Ci sono vecchie conoscenze della magistratura italiana, come le famiglie Iamonte, Onorato, Barbaro Papalia: cosche mafiose che da almeno 15 anni hanno trasferito le loro attività illegali al Nord. E che continuano a vincere gare d'appalto nella zona di Buccinasco, la Platì del Settentrione".

Enrico Fontana, poi, si rivolge al ministero dell'Ambiente e del Lavoro: "Dobbiamo riconoscere le zone prioritarie dove è necessaria una bonifica immediata e monitorare subito le opere pubbliche a rischio di calcestruzzo depotenziato (con dentro sabbia o altri materiali di scarto, ndr)". Ma non c'è solo delinquenza. In Italia sono molte le aziende che operano nel rispetto delle norme ambientali: "Siamo disposti a premiare gli ecovirtuosi con certificati di idoneità ma poi bisogna cacciare gli ecoevasori e impedire che proseguano nelle loro attività", chiude il presidente di Legambiente.

Lorenzo Frigerio, referente di Libera in Lombardia, si focalizza sull'indotto generato dall'attività mafiosa. "Il mercato della criminalità vanta un utile netto di 80 miliardi di euro -dice-. Dove pensate che si reinvestano i profitti se non dove l'economia è vitale? Ecco che il flusso del denaro criminale raggiunge il Nord Italia". Frigerio esprime preoccupazione per la scelta dei responsabili  del Comitato di Vigilanza regionale in vista dell'Expo 2015. "Questa regione va presidiata- chiosa il rappresentante di Libera- e i controllori non possono essere quel colonnello Giuseppe De Donno e quel generale Mario Mori, ora indagati nell'inchiesta sulla trattativa mafia-Stato".

Scritto da Dario Paladini per l'agenzia Redattore sociale

 

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