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La città che si rinnova
A Leonia gli abitanti buttano le cose vecchie o usate solo a metà. Pare di intravederla negli sgomberi quasi quotidiani dei campi rom e nelle espulsioni degli immigrati. Il nuovo avanza e la spazzatura va eliminata.

Difficile trovarla sul planisfero: dicono sia grande quanto una capocchia di spillo. Un puntino che qualcuno cerca nell'emisfero australe, mentre c'è chi si ostina con il dito (e una grossa lente) a indicarla al Nord, in Europa o giù di lì. 

Ma poco importa, perché la città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni. Ogni mattina i suoi abitanti si svegliano in lenzuola appena lavate, fanno colazione con una scatola intonsa di corn flakes, vanno a lavorare con l'auto che profuma ancora di nuovo. Sui marciapiedi, in attesa degli angeli-spazzini, restano sacchi pieni di immondizia: le cose di ieri che oggi non servono più. Tubetti di dentifricio usati a metà, libri solo sfogliati, cellulari da cui al massimo sono state effettuate le chiamate di un giorno. 

Leonia si rinnova a ogni cambio di data, mentre i suoi resti finiscono in discarica. Ma a venir sostituiti non sono solo gli oggetti. Ogni mattina, i legislatori si danno appuntamento e dal loro gabinetto, con uno sforzo evidente, espellono una legge diversa. A volte modificano una parola, a volte basta che aggiungano un "non" all'inizio della frase per farla nuova. 
La vita di Leonia intanto continua, ricca dell'immondizia che non riesce a smaltire e che si accumula alle porte della città. Montagne pronte a travolgerla al primo pneumatico che scivola giù.

Ogni giorno Leonia, nella frenesia di novità, elimina un pezzetto di sé e della propria memoria. Risponde al calendario e all'urgenza più che al piano urbanistico della felicità che la vedrebbe invece impegnata a risolvere con fatica e costanza i problemi dei suoi cittadini. A immaginarsi il loro futuro, a legiferare per il bene comune e per chi verrà dopo. 

La città di Leonia ancora non esiste, è una "città invisibile", nata dalla fantasia di uno scrittore, Italo Calvino. Anche se sempre più spesso mi pare di intravederla, qua e là, nelle nostre e nelle altrui scelte. Quando facciamo piazza pulita in soffitta come nella vita. È così che "gli sgomberi" dei campi rom o le espulsioni di cittadini immigrati dall'oggi al domani sono diventati all'ordine del giorno. Non ce ne siamo neppure accorti. Ma siamo giustificati, no? Il nuovo avanza e la spazzatura va eliminata.  

TESTO DI ELENA PARASILITI

Leggi il sommario del numero di giugno di Terre di mezzo - street magazine

 

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