L'Italia è un museo a cielo aperto e c'è chi ne approfitta. È quanto rivela l'inchiesta di Terre di mezzo - street magazine di maggio, dedicata ai tombaroli e ai grandi trafficanti di reperti archeologici e opere d'arte. Solo nel 2009 il nucleo Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale ha recuperato oltre 55.500 reperti archeologici e poco più di 19mila tra libri antichi, oggetti sacri, dipinti e sculture, per un valore di oltre 165 milioni di euro. Un business mondiale, con acquirenti in Europa e Stati Uniti. Come dimostra, per esempio, la storia degli argenti di Morgantina, trafugati negli anni '70 in Sicilia ed esposti al Metropolitan museum di New York, che li aveva acquistati dai trafficanti. Ora sono tornati in Italia, grazie alle trattative fra il ministero dei Beni culturali e il museo newyorkese. Fino al 26 maggio sono in mostra a Palazzo Massimo a Roma e, dal 4 giugno, al museo Salinas di Palermo.
A Roma, dal 1995, c'è un pool specializzato nei reati contro i beni artistici. Solo il pubblico ministero Paolo Ferri, che coordina il pool, ha inquisito oltre 2.500 persone. Ma sui processi in corso, rivela l'inchiesta di Terre di mezzo, incombe lo spettro della prescrizione. "È molto difficile accertare la data di uno scavo clandestino e alla fine sono poche le persone che vengono condannate - afferma Paolo Ferri- I reati legati al patrimonio culturale dovrebbero diventare non prescrivibili". A rischio sono inoltre le indagini: se verrà approvato il disegno di legge sulle intercettazioni, in discussione al Senato, non sarà più possibile per gli inquirenti ascoltare le conversazioni telefoniche dei sospetti tombaroli.
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