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Sanatoria truffa a Trieste
Oggi si decidono le sorti di un senegalese la cui richiesta di regolarizzazione era stata respinta, ma il datore di lavoro è stato informato della cosa solo al momento del fermo. Primo Marzo Trieste denuncia: "La sanatoria sta funzionando come una trappola".

Si svolgerà oggi alle 18, all'interno del Cie di Gradisca d'Isonzo (Gorizia) l'udienza che dovrà decidere le sorti di Ahmed (il nome è fittizio) un lavoratore senegalese che aveva presentato richiesta di regolarizzazione con la sanatoria dello scorso settembre. Ahmed però aveva alle spalle una "doppia espulsione" e, in base all'interpretazione data dalla questura di Trieste (poi confermata dalla circolare del 17 marzo scorso del ministero dell'Interno, firmata dal capo della Polizia Manganelli, ndr), la richiesta di regolarizzazione presentata dal suo datore di lavoro è stata rigettata. Così, quando venerdì scorso è stato fermato per strada, è stato subito trasferito in Questura e poi al Cie di Gradisca d'Isonzo. "È probabile che l'esito della vicenda sarà l'espulsione di questo ragazzo", dice Omar Laurino, membro del comitato "Primo Marzo" di Trieste, associazione che per prima aveva lanciato l'allarme sulle "sanatorie truffa".

"Il documento con cui si stabiliva il rigetto della domanda di regolarizzazione di Ahmed aveva la data del 30 marzo. Ma a me è stato notificato solo il 16 aprile, dopo che era stato fermato e portato in Questura. L'obiettivo di questa prassi: contestare il rigetto parallelamente all'espulsione, in modo tale da non dare il tempo per presentare il ricorso", aggiunge Sandi Volk, che aveva presentato la domanda di regolarizzazione. 

 Ma Sandi Volk il ricorso lo ha presentato lo stesso, il giorno dopo il fermo del ragazzo senegalese che voleva assumere e per il quale, lo scorso settembre, aveva presentato regolare domanda di regolarizzazione. "Sapevo che Ahmed aveva avuto una doppia espulsione. Ma in base alle indicazioni che erano state date ho agito nella certezza di avere la regolarizzazione: inizialmente quel reato non era ostativo", aggiunge Sandi Volk che, oltre ai 500 euro previsti per la sanatoria ha versato anche i contributi all'Inps. Per un totale di 1.200 euro. Soldi che, tra l'altro, non riavrà indietro.

"La regolarizzazione sta funzionando come una micidiale trappola -denuncia Omar Laurino-. Prima si convince lo straniero a emergere per poi cominciare una caccia all'uomo che termina spesso con l'espulsione del lavoratore". La causa di questo meccanismo è da ricercare nella controversa interpretazione delle procedure di regolarizzazione. 
La sanatoria per colf e badanti (legge 102/2009) impedisce infatti la regolarizzazione a quegli stranieri che abbiano ricevuto una condanna per i reati previsti dagli articoli 380 e 381 del codice di procedura penale. Alla luce di queste disposizioni, alcune questure hanno rifiutato la regolarizzazione a stranieri che avevano ricevuto più di un decreto di espulsione (violazione dell'articolo 14, comma 5 ter della Bossi-Fini, ndr). Un'interpretazione che ha suscitato diverse polemiche, dal momento che lo stesso ministero aveva già risposto a una richiesta sull'interpretazione dell'articolo 14 (il 23 settembre 2009) dicendo che una condanna in base all'articolo 14/5 ter non era ostativa per l'emersione.

Inoltre, le modalità con cui si stanno svolgendo queste pratiche, rendono difficile per il datore di lavoro presentare regolare ricorso: la Questura infatti, rigetta la domanda, ma non invia la notifica di rigetto al datore di lavoro che potrebbe, eventualmente, presentare ricorso in tempi utili. Nel momento in cui il lavoratore straniero viene fermato, viene portato in un Centro di identificazione ed espulsione, processato davanti a un giudice di pace ed espulso. "Si stima che siano decine le notifiche di rigetto già firmate dalla Prefettura di Trieste che giacciono in attesa che la caccia all'uomo si compia", dice ancora Omar Laurino.

La sentenza del giudice di pace di Gradisca d'Isonzo è attesa per questa sera, intorno alle 20. Per denunciare questa situazione, il comitato Primo Marzo di Trieste ha lanciato l'appello "Per una scelta di equità e giustizia", che a oggi è stato firmato da più di mille persone tra cui Dario Fo e Franca Rame, Margherita Hack e padre Alex Zanotelli, Moni Ovadia, Fabrizio Gatti e Paolo Rumiz. 

Scritto da Ilaria Sesana per l'agenzia Redattore sociale

 

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