La pattuglia antiwriter dei vigili urbani di Milano lo teneva d'occhio da tempo. E quella notte, il 29 novembre 2007, dopo pochi colpi di spray, l'ha fermato: "Buona sera signor Daniele Nicolosi, o devo chiamarla Bros?". "Sapevano tutto di me, da dove abito al nome della mia fidanzata -ricorda Bros, uno dei writer più noti in Italia, che Vittorio Sgarbi ha paragonato a un novello Giotto-. Mi pedinavano da settimane". Stava dipingendo o, secondo i vigili, imbrattando la facciata di "Secondamano". Il giorno dopo, per evitare la denuncia, ha offerto al giornale di realizzare un nuovo disegno, che ha poi fatto su una parete degli uffici. Il palazzo, però, non è della società editoriale ma di un'immobiliare, che comunque ha fatto causa a Bros. Non è un processo qualsiasi (il 7 aprile la prima udienza). Il Comune, infatti, ha deciso di costituirsi parte civile e gli ha attribuito una decina di altri graffiti. "Che Bros si fregi del titolo di artista poco importa -afferma il vicesindaco Riccardo De Corato-. Nessuno, fosse pure un presunto esponente della street-art, può alzarsi in piena notte e fare arlecchinate su edifici che non gli appartengono".
Bros è un artista o un vandalo? "Il Comune vuole colpire me per spaventare gli altri", commenta il writer. Il pacchetto sicurezza del luglio 2009 ha inasprito le pene per i writer fino a un anno di reclusione. Bros non andrà in carcere, perché è accusato di fatti accaduti prima del luglio scorso e quindi rischia solo pene pecuniarie. "Lo spirito dei miei disegni è artistico. La legge punisce gli atti vandalici -attacca Bros-. Un vigile urbano può stabilire se un disegno è un'opera d'arte o meno?". In Italia e all'estero i sindaci chiamano i writer per dare colore alla città. "Milano però ha paura del diverso e del nuovo", conclude Bros.
TESTO DI DARIO PALADINI










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