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Uomini liberi
La nostra fortuna è conoscere uomini e donne che non si risparmiano, che non giocano al ribasso, ma stanno in prima linea. Come Pino Masciari: ha denunciato i boss senza fare i conti con la paura della morte.

La nostra fortuna è conoscere uomini e donne che non si risparmiano, che non giocano al ribasso, ma stanno in prima linea lì dove abitano, dove lavorano, nelle loro relazioni. Mentre scrivo ho ancora negli occhi i giorni Fa' la cosa giusta!: già perché la fiera (Milano, 12-14 marzo) non è solo stand e bei prodotti da comprare, ma uomini e donne che scommettono su un mondo migliore. Sul cambiamento e non sull'utopia, sulla normalità e non sullo straordinario. Come Pino Masciari, l'imprenditore calabrese incontrato durante il convegno, "Mafie Nord/Sud buone pratiche di resistenza alle infiltrazioni".

Da 15 anni vive "una non vita" per aver denunciato le estorsioni della 'ndrangheta. Non un professionista dell'antimafia, ma un uomo libero (sotto scorta) che per educazione e senso di giustizia si è caricato sulle spalle una croce che non era la sua. Ma la nostra. Che cosa gli è costato? L'azienda di famiglia (ora fallita), l'esilio dalla sua terra e dagli affetti. Ma dove sta scritto, ripeteva nel nostro incontro, che un uomo debba essere messo sotto il tacco da un altro uomo?
Quando ha denunciato non poteva sapere che cosa sarebbe successo a lui, a sua moglie o ai suoi figli. Non ha fatto i conti né con il potere dei boss né con la paura della morte. Ha agito secondo coscienza.

Una scelta faticosa e sublime che Pino condivide con quanti rischiano i loro giorni (e i soldi) per realizzare imprese e progetti in cui, magari, si sono trovati per caso ma che hanno poi deciso di abbracciare. Senza sconti. Sono nate così cooperative, comunità, aziende, associazioni, giornali. Ogni qualvolta mi capita di incontrare questa varia umanità, non posso che gioire e bene-dire. E desiderare di condividere questo privilegio. Un bene comune. 

TESTO DI ELENA PARASILITI

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