Il 45% dei ragazzi italiani è chiuso verso l'immigrazione. Ma per la metà degli intervistati il razzismo non è mai giustificabile e gli stranieri non sono né una minaccia culturale né religiosa. A essere più “aperte” sono soprattutto le giovani donne che abitano nei grandi centri del Sud Italia e che provengono dalla classe media, mentre i più restii ad accettare chi proviene da un altro Paese sono soprattutto i maschietti under 21 che vivono al Nord e di ceto alto oppure basso. Identica la percentuale degli "inclusivi" e degli "xenofobi" (19% circa).
Ecco come gli under 30 vedono la diversità nella ricerca “Io e gli altri: i giovani italiani nel vortice dei cambiamenti” realizzata dagli istituti Swg di Trieste e Iard Rps di Milano e voluta dall’Osservatorio della Camera dei deputati sui fenomeni di xenofobia e razzismo in collaborazione con la Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle regioni e delle province autonome. Lo studio è stato presentato oggi a Montecitorio.
“L’indagine ha coinvolto poco più di 2.000 giovani tra i 18 e i 29 anni – spiega Enzo Risso, coordinatore della ricerca –, che sono intervistati via internet attraverso un questionario di circa 150 domande. A nessuno abbiamo chiesto apertamente se è razzista, perché ci siamo occupati non solo di immigrazione ma anche di diversità: differenze di genere, di ricchezza, di religione. Abbiamo invece domandato loro chi non vorrebbero come vicino di casa, come collega, come genero o nuora o con chi invece andrebbero a cena più volentieri”.
Se rom e sinti, rumeni e albanesi sono i popoli più “antipatici” e “odiati” dagli under 30 italiani, in fondo alla classifica di quelli più amati con un 40% di voti, europei, statunitensi e sudamericani sono quelli più “simpatici” (90%). Male anche tossicodipendenti, turchi e musulmani, mentre pochi pregiudizi nei confronti di omosessuali, poveri ed ebrei. Nel mezzo ci sono, in ordine di preferenza, sudafricani, filippini, indiani e bengalesi (considerate etnie meno “aggressive”), mentre non se la passano troppo bene né i mediorientali né chi proviene dalla ex-Yugoslavia. Destano invece apprensione e allarme cinesi, maghrebini e russi.
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