Tutte le news online
Raccolta punti
Il sociologo Ambrosini e il demografo Blangiardo commentano la proposta di introdurre un permesso di soggiorno a punti, con molte le perplessità: "Deve essere vantaggioso per tutti".

 

“In linea di massima non sono contrario all'idea di responsabilizzare i migranti rispetto alla loro integrazione. Anche in altri paesi europei si sta andando nella direzione dei contratti d'integrazione”. Parole del sociologo Maurizio Ambrosini, esperto di immigrazione e docente all'università Statale di Milano, a commento del provvedimento annunciato ieri dal ministri Roberto Maroni (Interno) e Maurizio Sacconi (Welfare) per introdurre un permesso di soggiorno a punti. “In particolare -prosegue Ambrosini-, mi piace l'idea di un impegno molto forte delle istituzioni pubbliche nell'insegnamento della lingua italiana, a titolo gratuito. Mi sembra molto positivo”. Ciò detto, nella proposta ministeriale Ambrosini vede tre ordini di problemi.

“Il primo è capire cosa succede a chi non soddisfa i requisiti: si dice che verrà espulso, ma poi il nostro Paese non è in grado di rendere attuativi i procedimenti di espulsione - dice il docente - . Anche per le caratteristiche della nostra economia sommersa, si rischia quindi di avere una popolazione di grande numerosità che precipita nel sommerso, in un area grigia e indefinita, invisibile alle istituzioni. Qualcuno rischia poi di avere moglie e figli qui, trascinando la propria famiglia in una fragilità sociale ancora maggiore. E questo è un risultato perverso”.

“Secondo - prosegue Ambrosini - , nella legge si mescolano elementi in cui è l'immigrato che deve impegnarsi per la sua integrazione, con cose che non dipendono da lui, del tutto o solo in parte. Per esempio, l'immigrato può non avere una casa o un lavoro regolare e continuativo perché ci sono condizioni che lo svantaggiano. In particolare, il mercato abitativo è penalizzante e molti immigrati lavorano regolarmente e pagano le tasse ma abitano in subaffitto e condizioni precarie non per colpa loro. Temo anche il fiorire di un mercato di contratti d'affitto posticci per soddisfare le richieste della normativa”. 

“Terzo aspetto - conclude Ambrosini - : sull'esempio di altri paesi, si dovrebbero premiare i comportamenti positivi. Stando alle anticipazioni, con questa legge i punti si possono solo perdere e magari non per colpa propria ma solo perché si viene licenziati o sfrattati. Ma se l'immigrato fa volontariato, aderisce alla protezione civile o fa formazione professionale per migliorare le proprie competenze, magari a beneficio dei nostri anziani, non lo vogliamo premiare con dei punti?”

Sulla vicenda è intervenuto anche Giancarlo Blangiardo, demografo dell'Università Biccocca di Milano. "Il permesso di soggiorno a punti in linea di principio non è sbagliato, ma dobbiamo mettere gli immigrati nelle condizioni di poterseli guadagnare". Per Blangiardo l'obiettivo di integrazione che si prefigge la proposta dei ministri Maroni e Sacconi è "condivisibile". "Non deve però diventare una corsa a ostacoli per gli immigrati -avverte Giancarlo Blangiardo-. Se, per esempio, uno dei requisiti è un regolare contratto di affitto per la casa, dobbiamo adottare misure perché i possessori di alloggi non possano più affittare in nero a prezzi proibitivi".  

Il permesso di soggiorno a punti deve diventare vantaggioso per tutti, italiani e stranieri. "Per il nostro Paese può significare la presenza di un'immigrazione integrata e rispettosa delle regole, per gli immigrati la certezza di poter rimanere in Italia -conclude Blangiardo-. Bisogna però lavorare perché ci siano le condizioni per realizzare questo". 

Scritto da Andrea Rottini e Dario Paladini per l'agenzia Redattore Sociale.

 

Eventi
Rubriche