Teheran brucia. Il regime degli ayatollah ha represso nel sangue le manifestazioni organizzate nella capitale iraniana dai manifestanti dell' “Onda Verde” il giorno dopo la festa islamica dell'Ashura. Sarebbero 15 le persone morte in seguito agli scontri, tra cui il nipote di uno dei leader dell'opposizione, Mousavi; arresti eccellenti tra cui quello del leader riformista Mehdi Karroubi, costretto ai domiciliari, e quello della sorella del premio Nobel per la pace Shirin Ebadi. Nelle ultime ore, un rappresentante dell'ayatollah Khamenei, la Guida suprema politico-religiosa del paese, ha dichiarato che i leader dell'opposizione sono “nemici di Dio” e dovrebbero essere giustiziati. Secondo il capo del governo, Mahmoud Ahmadinejad, le manifestazioni di opposizione al regime sarebbero “una nauseante mascherata promossa da americani e sionisti”. Mentre Ue, Usa, Francia e Gran Bretagna condannano la linea dura di Teheran, nel nostro Paese Vittorio Sgarbi ha irritato le autorità iraniane per aver intitolato ai giovani promotori della protesta dell'”onda verde” una via di Salemi, il paese di cui è sindaco in Sicilia.
“La società iraniana è veramente molto stanca di questo regime che dura da più di trent'anni e che ha tradito molte delle speranze e delle aspettative legate alla rivoluzione e al regime dello Scià di Persia -ha detto Paolo Branca, islamista dell'Università Cattolica di Milano, all'agenzia Redattore sociale- . La società civile di quel paese è dinamica, giovane e molto colta: c'è da sperare che riescano a uscire da questa gabbia e che la loro nazione torni a giocare un ruolo migliore in Asia Centrale di quanto sta facendo oggi”. Un compito non facile, dato il radicamento delle forze al potere e gli interessi in gioco: “Fare previsioni è impossibile -prosegue Branca-: ma è significativo che ormai si sia aperto questo confronto interno (con il movimento d'opposizione noto come 'Onda Verde', ndr): non credo che possa essere dimenticato in fretta”. Un confronto da cui la comunità internazionale non può esimersi di partecipare: “A parte le sanzioni economiche, serve un appoggio di tipo morale e culturale alle ragioni di chi cerca il cambiamento e avere una politica più lungimirante, anziché mettere il paese sulla lista nera con scarsi risultati, continuando a trattare l'Iran come un paese canaglia quando il terrorismo arriva da altre aree, come l'Arabia Saudita, nei cui confronti non è avvenuto nulla perché ci sono troppi interessi in ballo”.
Preoccupazione, ma anche speranza, arriva anche dai giovani studenti di origine iraniana di Milano, che lo scorso giugno avevano organizzato manifestazioni in città per protestare contro la prima, feroce repressione dei moti di protesta seguiti alla rielezione di Mahmoud Ahmadinejad alla testa del governo di Teheran. “Quello che sta succedendo sta rendendo il 'movimento verde' più forte -dice S., 23 anni, in Italia fin da bambina e oggi studentessa di design industriale al Politecnico, contattata dall'agenzia Redattore sociale-: l'unico problema è cadere nella violenza, sia da parte del regime che da parte degli oppositori. Ognuno ha un limite di sopportazione della violenza che subisce e c'è il rischio che cada nella violenza a sua volta”.










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