Fa causa al suo datore di lavoro, ma dato che è irregolare non si presenta in Tribunale. E il giudice decide di rivolgersi alla Corte costituzionale, perché ritiene che il pacchetto sicurezza, che ha introdotto nel luglio scorso il reato di clandestinità, sia incostituzionale in quanto obbliga il giudice a denunciare lo straniero senza permesso di soggiorno. È quanto accaduto il 20 novembre al tribunale di Voghera (Pavia) e raccontato oggi dal quotidiano "la Provincia Pavese". Ahmed T., immigrato egiziano, lavora per sette mesi per una ditta, che però non lo paga come promesso. Ricorre al Tribunale del lavoro di Voghera e il giudice, Giulia Dossi, fissa l'udienza per il 24 settembre. Ahmed, però, ha paura che il giudice, come previsto dalla legge, lo denunci. Decide quindi di stare alla larga dal Palazzo di giustizia e il suo avvocato in aula sostiene che le norme sul reato di clandestinità siano incostituzionali, perché impediscono a un immigrato di far valere i propri diritti. Secondo il giudice, l'avvocato ha ragione perché "lo straniero irregolare che vede violati i propri diritti" in questo modo rimane "privo di qualsiasi tutela". "La prospettiva della denuncia -scrive il giudice nell'ordinanza con cui chiede alla Corte costituzionale di esprimersi- ha un'evidente efficacia deterrente, così da pregiudicare l'effettivo accesso alla tutela giurisdizionale". Anche i magistrati dovrebbero quindi essere esonerati dall'obbligo di denuncia, come avviene già per i medici.
Le norme che introducono il reato di clandestinità favoriscono inoltre gli sfruttatori, perché nessun irregolare li denuncerà mai. Esiste infatti "il concreto rischio del perpetrarsi di condotte illecite di abuso a danno di cittadini stranieri -scrive Giulia Dossi-, con garanzia di sostanziale impunità dei responsabili, i quali possono confidare nel fatto che la parte offesa non attivi alcun rimedio giurisdizionale".
Il pacchetto sicurezza è anticostituzionale anche perché viola l'articolo 3 della Costituzione, che vieta ogni discriminazione fondata su condizioni personali e sociali. Per il giudice di Voghera, la clandestinità è, appunto, una condizione sociale che "di per sé non è univocamente sintomatica di particolare pericolosità" e quindi non può diventare un motivo che impedisca di far tutelar i propri diritti in tribunale.
Scritto da Dario Paladini per l'agenzia Redattore Sociale










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