Sono una sessantina i clochard che trascorrono la notte alla stazione ferroviaria di Greco Pirelli. Verso mezzanotte la sala d'attesa del piccolo scalo ferroviario poco distante dall'Università Bicocca arriva a ospitare fino a 35 persone. Mentre altri gruppetti dormono all'addiaccio, all'esterno della stazione e nel sottopassaggio. Recentemente una trentina di persone si sono trasferite qui, dopo essere stati "sfrattati" dalla Stazione Centrale. Colpa dell'alta velocità, spiegano i senza dimora di Greco: da quando i Frecciarossa hanno preso casa in Centrale loro hanno dovuto andarsene. "Hanno chiuso le sale d'attesa -spiega Raffaele- inoltre, durante la notte, la polizia ferroviaria viene a buttarci fuori dai treni. Prima non era così". "Mi hanno anche multato due volte: in totale più di mille euro", racconta un altro. Una sanzione che, ovviamente, non può pagare.
I volontari della fondazione Fratelli di San Francesco arrivano con il loro pulmino verso le 21.15. "Ci sono molti anziani, soprattutto donne, in precarie condizioni di salute", spiega un operatore. Distribuiscono tè caldo, sacchetti contenenti pane, yogurt, frutta e scatolette di tonno. Ma anche vestiti, scarpe e coperte. Tra la gente in attesa, anche alcune persone con una busta di plastica in mano: "Io ho una casa, ma non ho i soldi per mangiare. Per me e per i miei bambini -spiega Giuliana-. Qui almeno mi danno un po' di spesa". Tra la piccola folla spicca una signora minuta e dall'aria distinta. Occhialetti, cappotto nero con il collo di pelliccia e borsa in spalla, tra le braccia stringe un piumino rosso.
Il pulmino se ne va quando le dieci sono passate da un pezzo, la distribuzione di viveri e cappotti questa sera è stata tranquilla. Ma non sempre è così. "Cerchiamo di ritagliarci sempre del tempo per parlare con le persone e conoscere le loro storie", spiega un volontario.
Quasi tutti gli ospiti della stazione di Greco sono italiani. "Uno zoccolo duro che non accetta il dormitorio -spiega padre Clemente Moriggi, presidente della Fondazione Fratelli di San Francesco-. Molti hanno il cane o la compagna e non accettano di essere separati". A Milano mancano infatti gli spazi per un'accoglienza dei nuclei familiari. "Dateci un capannone e ci pensiamo noi -ribatte Ida, dell'associazione "Linea gialla"- costruiamo le stanzette e ci organizziamo in autogestione.
Scritto da Ilaria Sesana per l'agenzia Redattore sociale










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