“Solo il 10% dei migranti arriva nel nostro Paese via mare”. L'ammiraglio Raimondo Pollastrini, comandante generale della Guardia costiera, smentisce la diffusa convinzione che il mare sia la principale porta d'ingresso degli stranieri in Italia, in occasione del convegno “L'immigrazione clandestina via mare: problematiche giuridiche e operative”, organizzato ieri mattina all'Università Cattolica di Milano. “Complessivamente, tra soccorsi dalla Guardia costiera e sbarcati in modo autonomo, nel 2008 sono arrivati sulle nostre coste circa 40mila migranti: un numero pari all'1% della popolazione immigrata residente, pari a 4,3 milioni di stranieri regolari, e al 10% del flusso annuale degli immigrati nel nostro Paese” spiega l'ammiraglio, pur ribadendo che si tratta di una cifra sommaria, “perché non esistono statistiche certe”.
Precisi, invece, i dati sull'attività della Guardia costiera che riguardano le operazioni di soccorso ai migranti e i cosiddetti “respingimenti”: nel 2009 (dati aggiornati al 20 novembre) sono stati soccorsi in mare 9.108 migranti e intercettate 94 unità navali, di cui 52 sequestrate. Numeri in netto calo rispetto a quelli registrati nel 2008: 473 imbarcazioni intercettate, 228 sequestrate e ben 34.827 migranti soccorsi. Un risultato dovuto anche agli accordi siglati nel 2009 dal governo italiano con Algeria e Libia. “Dopo la collaborazione siglata a maggio tra il governo italiano e quello libico, il flusso si è ridotto a poche decine di unità, con una diminuzione che, ad oggi, possiamo stimare attorno all'85-90%”. Il protocollo tra i due paesi ha riconfermato anche la pratica dei cosiddetti respingimenti, peraltro già prevista negli accordi siglati col precedente governo di centrosinistra, siglato dall'allora ministro dell'interno, Giuliano Amato: “L'85%-87% delle nostre operazioni sono di soccorso, il cosiddetto 'search and rescue', e non di puro respingimento - dice Pollastrini -. Certo, per i migranti che vengono riaccompagnati in Libia rimane il problema se siano rispettati o meno i loro diritti civili. E questo penso che non lo sapremo mai”.
Dal 1992 ad oggi, la Guardia costiera italiana ha intercettato 2.592 unità navali che trasportavano migranti, sequestrandone 1.600; 455 le persone arrestate, 169.228 i migranti a cui è stato prestato soccorso, “tra cui migliaia di albanesi nei primi anni Novanta”. Oggi, nonostante i recenti accordi bilaterali, il fenomeno migratorio via mare, tuttavia, non è cessato: “Si sono aperti altri flussi -spiega Pollastrini -, ad esempio quello dei curdi che sbarcano in Italia dopo essere passati da Turchia e Grecia”. Lo testimoniano i dati dell'operazione Poseidon, varata sotto l'egida del Frontex, l'agenzia europea che sorveglia sugli ingressi nei paesi dell'Unione, che coinvolge Italia, Turchia e Grecia nella sorveglianza dei flussi di migranti che solcano il mar Egeo, che nel 2009 ha portato all'arresto di 160 scafisti. Ma non tutti i paesi offrono la stessa collaborazione: “La politica di Malta è caratterizzata da indeterminatezza e indecisione - dice Pollastrtini -: la mia idea personale è che Malta tende ad estendere la propria area di 'search and rescue' sovrapponendola alle acque internazionali per finalità di carattere economico. Una posizione che ci mette spesso in grande imbarazzo perché le autorità maltesi non intervengono e lasciano le barche in balia delle onde”.
Scritto da Andrea Rottini per l'agenzia Redattore sociale










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