È stato pubblicato oggi dalla Commissione europea il piano 2010 di aiuti alimentari per gli indigenti. Per quest’anno sono 19 gli Stati che ne usufruiranno, tra cui l'Italia: il paese che più riceverà sostegno, ricevendo oltre 122 milioni di euro sui 500 messi a disposizione da Bruxelles.
Roma riceverà 283.206 tonnellate di cereali, 20mila di burro, 18.166 di latte in polvere e 4.006 di zucchero. Cifre che superano quelle destinate alla Polonia (eccezion fatta per i cereali), paese che sulla carta dovrebbe avere più necessità dell’Italia. Per Marianne Fischer Boel, commissario all’Agricoltura (sotto cui ombrello viene gestito il programma), si tratta di “un aiuto concreto dell'Unione europea a favore di una parte delle persone più svantaggiate della nostra società, pertanto è essenziale che venga attuato in maniera corretta affinché i prodotti siano effettivamente distribuiti a chi ne ha bisogno”.
Il sistema era nato in seguito al rigido inverno 1986/87, per cedere ai bisognosi le eccedenze della produzione alimentare determinata dalla Pac, la Politica agricola comune. Il sistema era stato aggiornato alla metà degli anni ’90 per permettere anche l’acquisto sul mercato dei beni non in eccedenza della produzione agricola comunitaria. Quest’anno le eccedenze hanno ampliamente superato i bisogni, per cui non si è provveduto ad acquistare le derrate sul mercato. La riduzione duratura delle scorte di intervento ha portato l’anno scorso all'elaborazione di un progetto di riforma del programma in vista di un adeguamento all'evoluzione della Pac, al fine di migliorarne l'efficienza per le persone più indigenti. Questa riforma però non è ancora stata adottata dal Consiglio, e rimane in sospeso.
La partecipazione degli Stati membri al programma è volontaria e la Commissione adotta un nuovo piano ogni anno. Gli aiuti alimentari sono destinati a diverse categorie di persone che vivono in condizioni di povertà, tra cui famiglie in difficoltà, anziani con mezzi di sussistenza insufficienti, persone senza dimora, disabili, bambini a rischio, lavoratori a reddito basso, lavoratori migranti e profughi. Nonostante nell’Ue il tenore di vita sia tra i più elevati al mondo, si stima che in media il 17% della popolazione vive al di sotto o al limite della soglia di povertà ed è afflitto da povertà alimentare, ovvero non riesce a fare almeno un pasto equilibrato ogni due giorni.
Per Paolo Pezzana, di Caritas italiana, il piano di aiuti alimentari “è vecchio”. Secondo Pezzana vengono utilizzati criteri obsoleti di redistribuzione, che basandosi su considerazioni rigidamente statistiche, creano situazioni come quella “in cui l’Italia riceve più della Polonia”. Un peso in aiuti che per l’Italia è addirittura aumentato rispetto all’anno scorso, in base a criteri (come il Pil) che per Pezzana non sembrano prendere in considerazione le dinamiche reali della povertà. Inoltre per Pezzana senza il nuovo sistema si riduce la fetta di risorse destinate alla parte non alimentare del programma, ovvero costi logistici e amministrativi. In base al piano attualmente congelato nelle aule del Consiglio Ue (che riunisce i governi dei Ventisette), i fondi destinati a queste attività dovrebbero essere maggiori. Al momento, spiegano alla Direzione generale agricoltura (Dg Agri) della Commissione, ogni paese può destinare fino all’1% alle spese di amministrazione del programma (limite massimo stabilito per legge), mentre per quanto riguarda le spese logistiche, queste possono ammontare – secondo la guida d’attuazione e non per legge – fino al 4,5% del pacchetto finanziario allocato per ciascun paese. Inoltre, spiegano sempre alla Dg Agri, è previsto un budget comunitario di 22 milioni di euro per la logistica all’interno dei confini Ue (spostamento di derrate da un paese all’altro).
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