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Nelle carceri italiane 65 mila detenuti
Sono 20mila in più rispetto al numero dei posti disponibili. Ogni due giorni muore un detenuto e il 2009 è l’anno nero per i suicidi: ad oggi 56. I dati diffusi dalla Conferenza nazionale del volontariato giustizia.

Sono 65 mila i detenuti attualmente reclusi nelle carceri italiane, 20 mila in più rispetto al numero effettivo dei posti disponibili (circa 43 mila). Ogni due giorni muore un detenuto e il 2009 è l’anno nero per i suicidi: sono già stati registrati 56 suicidi, con una percentuale dell’11,79% rispetto alla intera popolazione carceraria. Sono questi i dati principali che emergono del convegno “Sovraffollamento carcerario: le alternative possibili” organizzato dalla Conferenza nazionale del volontariato giustizia. Al tavolo erano presenti anche rappresentanti di Associazione Antigone, Arci, Caritas Italiana e della comunità Papa Giovanin XXIII.
Ma secondo le stime elaborate dal centro studi "Ristretti orizzonti" del carcere di Padova il bilancio del 2009 è ancora più drammatico. In dieci mesi sono morti 146 detenuti (in tutto il 2008 si registrarono 142 decessi). In drammatico aumento anche il numero dei suicidi: 59 casi tra gennaio e ottobre 2009 contro i 39 dello stesso periodo del 2008. Sedici i casi ancora da accertare. A togliersi la vita in carcere sono soprattutto i detenuti più giovani: i dieci "morti di carcere" più giovani del 2009 sono tutti suicidi e 2 avevano solo 19 anni.

La richiesta dagli addetti ai lavori è chiara e univoca: è necessario un confronto serio con il Governo e un dialogo sul tema della sicurezza. “Abbiamo chiesto un confronto con le istituzioni –ha spiegato Elisabetta Laganà, presidente del Cnvg– ma non c’è mai stato. Ci siamo allora confrontati con gli enti locali e l’Anci, quali protagonisti attivi della realtà delle carceri e hanno risposto tempestivamente, chiedendo anch’essi un confronto con il Governo. Niente da fare”. Le cose da dire al Governo però sono tante: “Le misure alternative alla detenzione sono molte –sottolinea ancora Laganà– ma negli ultimi tre anni c’è stata una flessione nella scelta di questo tipo di soluzione”.
Rispetto al 2004 in cui più di 50 mila persone hanno beneficiato di misure alternative al 2008 erano solo 9 mila le persone che scontavano la loro pena fuori dal carcere. E il trend è in discesa: il 2009 conferma i numeri dello scorso anno e promette un numero ancora più esiguo di misure alternative. “Questo vuol dire –spiega Patrizio Gonnella, presidente di Antigone– che le carceri scoppiano e certo la soluzione non è costruirne di nuove: se pensiamo che al mese entrano in cella tra le 800 e le mille persone anche pensando ottimisticamente che le nuove strutture siano costruite in 10 anni l’esubero di detenuti attuale e quello che si creerà nei prossimi anni non verrà mai riassorbito”.

Duro il giudizio espresso dal presidente emerito della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro: un governo che non vuole ascoltare gli specializzati del settore carcerario “è un Governo che non ha capito niente, e non solo di carceri”. E nemmeno la costruzione di nuove carceri, che saranno edificate con i fondi della Cassa ammende, tradizionalmente investiti nell’investimento sulle misure alternative, rappresenta per l’ex presidente della Repubblica la soluzione giusta per il sovraffollamento carcerario: “I magistrati, e parlo da ex magistrato che è rimasto tale nell’anima, non possono occuparsi degli imputati come se fossero numeri – ha aggiunto Scalfaro–. Davanti a noi abbiamo persone e ci sarà pure un motivo se ad occuparsi dei loro casi sono uomini e non macchine”.

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