E' la legge regionale più amata dai bambini lombardi, la numero 6 del 30 marzo 2009: istituisce il Garante per l'infanzia e l'adolescenza, una figura che sta dalla parte dei più piccoli e alla quale è affidata la promozione culturale, l'aiuto alla migliore protezione dei fanciulli, il monitoraggio e la vigilanza sulla loro condizione quando vivono lontano dalla loro famiglia. Una legge al centro del seminario “le bambine, i bambini, le ragazze e i ragazzi e il Garante per l'infanzia e l'adolescenza”, organizzato oggi a Milano dalle associazioni del coordinamento Pidida Lombardia per i Diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, alla presenza di esperti, dei consiglieri regionali autori della legge, dei Garanti di Veneto e Lazio e di un centinaio di bambini e ragazzi delle scuole di Milano.
La legge istitutiva della figura del Garante affonda le sue radici nella “Convenzione internazionale delle Nazioni Unite” del 1989 e nella successiva “Convenzione europea sull'esercizio dei diritti dei fanciulli” del Consiglio d'Europa (1996), entrambe inserite nell'ordinamento del nostro Paese. In Lombardia la legge regionale è stata pubblicata il 3 aprile 2009, ma manca a oggi il regolamento attuativo. Per questo il Pidida (Coordinamento per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza) Lombardia ha promosso un incontro tra associazioni, bambini e istituzioni, con l'obiettivo di guidare queste ultime all'ascolto delle opinioni dei più piccoli che hanno il diritto di partecipare al processo decisionale che li riguarda direttamente, in accordo con quanto riconosciuto dalla Convenzione Onu del 1989.
Già presente in diversi Paesi d'Europa, in Italia la legge che istituisce la figura del Garante esiste già in Veneto, Lazio, Molise, Campania, Calabria, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Umbria. Ma sono solo 4 i Garanti per l’infanzia nominati: Lucio Strumendo (Regione Veneto), Franco Alvaro (Regione Lazio), Gennaro Imperatore (Regione Campania) e Nunzia Lattanzio (Regione Molise). Due le situazioni regionali particolari: in Friuli Venezia Giulia, dove dal 2008 il ruolo di Garante per l'infanzia è esercitato dal Presidente del Consiglio regionale e nelle Marche, dove nel 2008 l'Ufficio del Garante Infanzia è diventato uno degli uffici dell’Ombudsman regionale per i diritti degli adulti e dei bambini (che comprende anche Ufficio del Garante dei detenuti e Difensore civico regionale). Molti i punti di forza della legge regionale: “La legge contiene elementi di innovazione rispetto alle leggi che istituiscono il garante in altre regioni - ha spiegato Viviana Valastro, consluente legale di Save the Children Italia e Pidida Lombardia -. In primo luogo prevede una commissione consultiva del garante (art. 7), di cui fanno parte una rappresentanza delle associazioni del terzo settore e una di bambini e bambine, ragazzi e ragazze”. Punto di forza anche “il fatto che sia contemplata la collaborazione con altri garanti regionali (art. 1, comma 3) e l'ampio mandato di poteri della nuova figura regionale(art. 4)”. Il garante può, tra le altre cose, come recita la legge: “visitare strutture pubbliche e private in cui sono ospitati minori fuori della famiglia e segnalare alle autorità competenti situazioni a rischio (comma 1 lettera a, ndr), può intervenire nei procedimenti amministrativi dove sussistano situazioni di rischio o di danno per i minori (comma 1 lettera d, ndr)” .
Tra i punti di debolezza, invece, l'avvocato Valastro segnala: “il rinvio al regolamento di attuazione (che avrebbe dovuto essere emanato il 3 ottobre scorso, a sei mesi dalla pubblicazione della legge) per aspetti particolarmente importanti: la struttura organizzativa (art.6), l' indipendenza e il funzionamento dell'ufficio garante”. Per questo motivo il Pidida rivolge alcune raccomandazioni:”che sia avviato in tempi rapidi il processo che dovrà condurre all'approvazione del regolamento da parte della Regione; che questo tipo di processo sia trasparente e condiviso con associazioni e ragazzi”. Inoltre, conclude l'avvocato, “auspichiamo le adeguate garanzie di indipendenza e autonomia indicate e le procedure appropriate per permettere ai bambini e adolescenti di comunicare con il garante accogliendo le raccomandazioni e le proposte che sono emerse oggi negli interventi degli altri garanti e nelle richieste dei ragazzi”.
TESTO: Maria Gallelli per Redattore sociale
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