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Garante dell’infanzia, Pidida: “Senza poteri effettivi è una presa in giro”
Il Coordinamento per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza non ha dubbi sui punti critici: senza finanziamenti e senza tutele anche indipendenza e autonomia sono a rischio.

“Spesso i politici ci ascoltano, ma tutto è lasciato alla sensibilità dell'interlocutore: se il singolo funzionario prende a cuore il progetto si va avanti, ma non c'è una sensibilità diffusa e lo prova il dibattito parlamentare sul disegno di legge per il Garante nazionale”, dice Chiara Curto del segretariato Pidida e referente per i rapporti con le associazioni di Unicef Italia. A Milano, in occasione del seminario di studi sul Garente per l'infanzia e l'adolescenza in Lombardia, organizzato dal Pidida si fa il punto sull'istituzione del Garante nazionale per l'infanzia. Un iter che procede tra luci ed ombre.

“La legge è stata proposta dal Consiglio dei ministri dell'anno scorso, l'iter di discussione è iniziato a gennaio 2009, poi è tornata in commissione dov'è tuttora e dove si dovrebbero dipanare i problemi. Una volta tornato in aula dovrebbe essere semplice”, dice Curto. Il Garante, però, avrà a disposizione solo 200 mila euro l'anno. Pochi, in confronto, ad esempio, ai 3 milioni di euro a disposizione del Garente dell'infanzia della Catalogna, regione della Spagna con 7,3 milioni di abitanti (per dare un ordine di grandezza, la Lombardia ne ha 9,7 milioni, ndr).

“Questa differenza è una voragine -commenta Curto: se bisogna fare una figura senza dare poteri effettivi per lavorare è , se vogliamo, anche una presa in giro. Noi abbiamo anche distribuito questionari due anni fa, prima in alcune regioni e poi in tutta Italia. in cui chiedevamo ai ragazzi se conoscevano la convenzione, se sapevano la differenza tra diritto e dovere, cosa chiederebbero al loro sindaco o al garante. I risultati della ricerca li presenteremo il 20 novembre alla conferenza di Napoli in occasione della Giornata mondiale per l'infanzia. Paradossalmente è sempre meglio partire dalle piccole realtà, perché sono molti di più i traguardi raggiunti a livello regionale. Per esempio il Garante del Veneto ha lavorato benissimo e anche quello del Friuli Venezia Giulia. Ora speriamo in quello della Lombardia”.

“In Italia c'è da cambiare la cultura, per far capire che esiste il diritto dei bambini ad essere ascoltati e ad essere portatori di diritti perché -prosegue Curto-, se per molti aspetti i bambini sono in svantaggio rispetto agli adulti, per altri versi sono in grado di avere le loro opinioni e di esprimerle: tutto sta nel non fare in modo che questo sia un ascolto di facciata, legato a singoli eventi. Un convegno come quello di oggi in cui si dà parola ai ragazzi è molto raro: in vista delle celebrazioni per la Giornata mondiale per i diritti dell'infanzia, dal 18 al 20 novembre a Napoli, per esempio, avevamo preparato un proposta in cui si prevedeva un progetto con i ragazzi, che poi non è passato senza che ci comunicassero il perché. Il diritto all'ascolto va sviluppato, ma purtroppo in Italia siamo ancora un po' indietro per colpa di barriere e retaggi culturali. Per esempio, in paesi nordici come Danimarca, Finlandia e Norvegia ci sono organizzazioni formate interamente da ragazzi. In Italia prima dei 16 anni non possiamo avera accesso ad atti giuridici e diventa impossibile persino affittare un locale”.

“E' stata svolta una ricerca comparata sui Garanti di Belgio, Regno Unito e Spagna -dice Roberta Ruggiero, giurista esperta in diritti dell'infanzia e dell'adolescenza-. La soluzione del Regno Unito è la più in linea con le direttive del Comitato: non prevede un Garante nazionale, ma un coordinamento a livello centrale. In Italia invece il Garante nazionale avrà competenze tipiche di un Garante, con un coordinamento piuttosto debole coi Garanti regionali e leggi istitutive del Garante in tutte le regioni e in alcuni casi nelle provincie -a Nuoro, infatti, il Garante per l'infanzia esiste già-. A mio avviso, sarebbe auspicabile una struttura che non si sovrapponga ai garanti regionali ma con poteri che ne facilitino il coordinamento a livello nazionale”.

TESTO: Andrea Rottini per Redattore sociale

 

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