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Le donne migranti
Una giornata di incontro per parlare delle donne migranti. Al via il convegno “Migrazione e inclusione in Italia e nell'Unione Europea” che si terrà a Milano domenica 27 settembre.

Una giornata di incontro per riflettere sulla condizione femminile, per parlare delle donne migranti e del contributo che il loro lavoro apporta alla società europea. Sono questi gli obiettivi il convegno “Migrazione e inclusione in Italia e nell'Unione Europea” che si terrà a Milano domenica 27 settembre. Organizzato dal Centro di Formazione e Informazione dell'America Latina (Cefial) e dalla rappresentanza italiana della Commissione europea, mira ad approdare a proposte orientate a migliorare l'accesso della donna migrante in Europa e della donna europea nell'economia e nel commercio internazionali e vede la partecipazione di molti ministri donne dell'America Latina, tra cui Laura Albornos Pollman, del Cile; Nidia Vichez Yucra, del Perù, Martha Lucia Vasquez, della Colombia.

Ovunque il peso nella comunità del lavoro familiare è sempre sulle spalle della donna”, spiega don Giancarlo Quadri, responsabile dell'Ufficio per la pastorale dei migranti della diocesi di Milano. L'emigrazione “colpisce il cuore: tessitrice della relazione per eccellenza, la donna viene assassinata dalla migrazione. Alcune donne sono venute da me a piangere e a raccontare i loro affetti, le loro relazioni, le famiglie e i figli lontani. E' giunto ormai il momento che nei paesi di emigrazione si rifletta sul fatto che i paesi d'origine vengono distrutti”. Inoltre, è molto forte “la nuova insensibilità  degli Stati di accoglienza: è un'aria che spira un po' ovunque quella del rifiuto, dei respingimenti”. E l'italia in particolare, “sta raggiungendo punti di parossismo”.

“Il nostro lavoro si muove su due binari – spiega il direttore del Cefial, Isabel Recavarren- uno riguarda le donne migranti che vivono in Europa e hanno lasciato il paese d'origine alla ricerca di un mondo migliore, quelle che sono riuscite a cambiare la mentalità delle donne italiane perché portatrici di valori legati al ruolo femminile nella civiltà precolombiana, quelle che sognano un loro futuro del quale siamo responsabili anche noi. L'altro riguarda le donne europee, sommerse dal lavoro, che devono faticare il doppio per dimostrare agli uomini il loro valore e che, nonostante tutte le fatiche, non riescono a raggiungere gli obiettivi che si prefiggono perché c'è una barriera maschile molto forte”. La parola d'ordine, in questa doppia linea, è sinergia d'intenti: “occorre essere unite e solidali, migranti e autoctone, e creare  una rete femminile, che esiste già in America Latina dove le donne si aiutano a vicenda”:

La mia visione dell'immigrazione vede insieme aspetti economici, culturali e sociali”. E non potrebbe essere altrimenti per Gianna Martinengo, presidente di Didael, società che opera nel settore internet, e del comitato imprenditoria femminile della Camera di commercio di Milano.  Se l'imprenditoria femminile milanese appare in crescita -è infatti rosa il 20,5 % delle imprese del capoluogo lombardo e si segnala un incremento del 9,1% negli ultimi 2 anni - “appare determinante la presenza di donne straniere titolari di ditte individuali che arrivano per un terzo dalla Cina (29%), poi dal Perù (6,6%) e dalla Romania (5,8%)” (dati Camera di commercio di Milano).

Il lavoro femminile migrante nelle occupazioni di tipo sociale e assistenziale cresce, “ma le donne immigrate sono una risorsa anche nei lavori di livello culturale elevato”. C'è quindi necessità “di un'integrazione reale: le donne sono di per sé una risorsa inespressa del nostro paese, così come lo è l'immigrazione” per raggiungere l'integrazione occorre “ripartire dal concetto di cittadinanza, da una completa accoglienza degli immigrati: perché se la cittadinanza è già imperfetta per le donne ed è carente per gli immigrati, il connubio donna – migrante accresce le difficoltà”.

COPYRIGHT: Redattore Sociale

TESTO: Maria Gallelli

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