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Carlo Zoratti, regista dello spot di Terre, ne racconta i retroscena
In home page trovate lo spot di trenta secondi con cui Terre di Mezzo magazine si presenta. Gli attori sono i ragazzi di Terre.

Se vi chiedessero di raccontare qualcosa di voi in trenta secondi, che cosa direste? Quali parole, quali immagini, quali aspetti mettereste in rilievo? Non è facile, ma noi di Terre ci abbiamo provato. In home page trovate lo spot di mezzo minuto con cui abbiamo voluto raccontarvi qualcosa di noi. Il video è stato girato da un giovane regista (sul testo di una brava copywriter che si chiama Giulia Pagani), Carlo Zoratti (www.vilma.it), che ci ha raccontato il dietro le quinte e quali sono i concetti portanti del magazine che lo hanno ispirato.

“Prima di tutto, voglio dire che ci siamo divertiti tutti quanti – racconta – alcuni attori dello spot sono ragazzi che lavorano a Terre di Mezzo e tutti noi abbiamo provato il desiderio di metterci in gioco. Il compito non era facile: sfido chiunque a raccontare un giornale. Per fortuna è venuto in mio aiuto un altro grande professionista, Reed Young, (http://www.reedyoung.com) un fotografo americano che è anche un mio amico. Quindi, sulle indicazioni di Giulia Pagani, mi sono messo a inventare il video, che è una trasposizione in immagine del testo. In pratica, una traduzione a livello visivo”.

Il lavoro di Carlo è quindi cominciato dalla prima frase: “Se fossi un regista farei un film auto prodotto”. “Mi sono chiesto: come faccio a trasformarlo? Allora ho pensato di prendere una videocassetta, cioè un oggetto che ha un sapore antico, un supporto obsoleto e che costa poco. Il collegamento, se ci pensate, c'è: quando pensiamo ad un film auto prodotto, quasi subito ci viene in mente la scarsità dei mezzi economici, e questo ci rimanda anche all'idea di essere autonomi nel proprio lavoro, di non essere legati a nessuno se non alle proprie forze”.

Nello spot la videocassetta viene “scartata”, aperta. Il nastro che viene estratto crea un significato a livello estetico, ha un impatto su chi guarda: significa, più in profondità, che la persona che la maneggia ne è completamente coinvolta, la usa, la tratta, la conosce. “Se fosse stata semplicemente tenuta in mano – continua il regista - quella persona poteva essere chiunque. Il fatto che la scarti fa capire che il regista è lui, che chi la maneggia è lui.

Un'altra frase è questa: “Se fossi un paese darei il benvenuto a tutti quanti”. “Insieme alla copy abbiamo deciso di scegliere l'immagine di una hostess che ti viene a prendere all'aeroporto e ti dà il benvenuto e ti fa da guida. Con un mappamondo in mano, è come se stesse dando quel benvenuto al mondo intero, da qualsiasi parte del mondo”. Quello che vedete nello spot è un mappamondo vecchio, li si usava negli anni novanta, e ha dentro una lucina che, quando la hostess gli dà un bacio, si accende. “E questa è un'immagine molto semplice – continua Zoratti – che abbiamo scelto perché, nella sua semplicità, fa un po' sorridere.

E poi c'è la frase sull'inchiesta che dice “non mi farei fermare da nessuno”. “All'inizio pensavamo a un bavaglio – rivela Carlo - ma poi abbiamo deciso di optare per l'idea di un nastro sulla bocca, come nei film americani, per dare un po' di internazionalità. E poi c'era un altro motivo: il nastro americano sulla bocca poteva in qualche modo essere strappato, e nello sport è come chi parla riuscisse a farlo con la sola forza delle labbra. E' il simbolo della libertà di espressione che è forte e arriva addirittura a strappare un bavaglio”. Infine qualche dettaglio tecnico: “Abbiamo chiesto agli attori di guardare dritto in camera, perché questo dava più forza alle immagini. E allo stesso tempo abbiamo usato delle luci tagliate sul volto, perché dava più carattere e intensità alla scena”.

Biografia di Carlo Zoratti:
Nato il 3 luglio 1982 a Udine, si è laureato al Multidams presso l'università degli studi di Torino ed ha proseguito il suo percorso lavorando in numerosi ambienti artistici. Ha lavorato per 3 mesi presso Studio Azzurro a Milano, dopodichè è stato selezionato come ricercatore ed artista a Fabrica (il centro ricerche comunicative del gruppo Benetton) dove ha lavorato all'interno del dipartimento interattivo. Dopo un anno e mezzo ha lasciato Fabrica per lavorare a SmadsTeck, studio Olandese all'interno del quale ha fatto da assistente all'artista audio visivo Eboman. Da due anni lavora a Milano con Marco Mucig sotto il nome collettivo de I Ragazzi Della Prateria (Clicca qui per scoprire chi sono "I ragazzi della prateria" e conoscere il mondo delle web tv) producendo videoclip musicali e brevi cortometraggi. I suoi ultimi e più importanti due lavori sono la regia live del Safari Tour per Jovanotti e la realizzazione della prima web tv italiana che parla di Musica Pronti Al Peggio.

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