Milano snobba la Homeless world cup e le riserva un'accoglienza da ... senza dimora. Così, mentre sul campetto il gioco corre veloce, fra dribbling e cross, sugli spalti ci sono a fare un po' di tifo solo i giocatori delle altre squadre.
Gli spettatori veri, alla Homeless World Cup che si sta svolgendo a Milano, si contano sulle dita delle mani. La città sta snobbando il campionato del mondo di calcio dei senza dimora. "Abbiamo fatto di tutto per far girare la notizia - si sfoga Alessandro Dell'Orto, presidente di Myland (l'associazione che ha organizzato l'evento) - Ogni giorno sul megaschermo di piazza del Duomo viene mandato in onda uno spot, siamo stati intervistati da tutte le tv e giornali, compresa la Gazzetta delle Sport. Più di così non so cosa si possa fare".
I campetti di gioco sono all'interno dell'Arena. "Certo non siamo visibili a chi è di passaggio - ammette il presidente di Myland -. Confido però nel fine settimana, quando la gente non lavora e ha tempo libero". Gli spalti vuoti amareggiano anche i giocatori. "Ci dispiace che nessuno voglia conoscere la realtà dei senza dimora e la loro voglia di riscatto", dice Manya Ostic, team manager della Croazia.
Nella tendopoli, allestita dalla Croce Rossa all'interno della caserma di viale Suzzani, le condizioni di vita sono rese difficili dalla mancanza di wc e docce. "Siamo circa 500, ma ci sono solo 25 gabinetti chimici e 13 docce - denuncia Enrique Pinto, direttore del mensile di strada portoghese Cais -. Alla mattina e alla sera si formano lunghe file di persone. La maggior parte di loro hanno vissuto in strada, grazie ai progetti sociali l'hanno abbandonata, ma con questa accoglienza è come se ci fossero tornati".
Il direttore di Cais misura le parole, non vuole sembrare ingrato all'organizzazione milanese della Homeless World Cup. "Sono amareggiato perché so che l'Italia e Milano avrebbero potuto offrire di più. In queste notti ha fatto freddo e solo dopo tante insistenze sono arrivate 500 coperte fornite dall'Esercito".
Alle critiche risponde Alessandro Dell'Orto: "Per le docce ci sono quelle degli spogliatoi dell'Arena. Abbiamo detto e ripetuto di usare quelle al termine della giornata". Nella tendopoli si mangia bene, però. "Il cibo è abbondante e variegato -ci tiene a sottolineare Enrique Pinto-. E tiene conto delle diverse abitudini dei giocatori, che provengono da tutte le parti del mondo: per esempio il riso c'è sempre, anche al mattino e ho visto che africani e asiatici hanno apprezzato molto".
Testo: Dario Paladini
Copyright: Redattore Sociale










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