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Cie di via Corelli: stranieri a processo
Il centro di identificazione di via Corelli venne messo a ferro e fuoco lo scorso 13 agosto per protesta contro il prolungamento a sei mesi del trattenimento. Quattordici immigrati sono sotto processo. Rischiano anni di carcere.

Sotto processo 14 immigrati del Cie. Sono accusati di danneggiamento seguito da incendio, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. E secondo il loro avvocato, Mauro Straini, rischiano anni di carcere.

Sono gli immigrati identificati dalle forze dell'ordine come i responsabili della rivolta che ha messo a ferro e fuoco il centro di identificazione e espulsione di via Corelli, a Milano, lo scorso 13 agosto, danneggiando gravemente alcune sezioni del Cie, al punto che una quarantina dei trattenuti vennero spostati il giorno dopo nei centri di Bari e Brindisi.

La protesta, seguita alle rivolte in altri Cie d'Italia (da Roma a Gradisca, da Torino a Modena) era scattata dopo l'entrata in vigore della legge sul pacchetto sicurezza e la consegna delle prime notifiche del prolungamento del trattenimento agli immigrati che avevano già scontato i due mesi di detenzione nei Cie. La nuova legge infatti prolunga da due a sei mesi il limite del trattenimento per l'identificazione e l'espulsione. Ed è stata applicata in modo retroattivo.

I rivoltosi di Milano adesso si trovano in carcere, in attesa del giudizio. Altri due immigrati sono stati arrestati al Cie di Bari. Mentre i tre leader della rivolta del Cie di Modena del 17 agosto sono già stati rimpatriati. Il processo per la rivolta di Milano (per direttissima con rito ordinario) è stato rinviato al 21 settembre. La prima udienza, lo scorso 20 agosto, è stata molto concitata. Quando una delle donne imputate ha accusato un ispettore di polizia chiamato a testimoniare, di averla palpeggiata, il pubblico in aula ha iniziato a gridare slogan di solidarietà con gli imputati.

Le prossime udienze si terranno a porte chiuse per motivi di ordine pubblico. Gli imputati sono 9 uomini e 5 donne. Le donne sono 4 nigeriane e una gambiana. Tra gli uomini ci sono 4 cittadini marocchini, tre algerini, un ivoriano e un portoghese, fermato nonostante sia cittadino comunitario, in quanto ritenuto soggetto "socialmente pericoloso”. Alcuni di loro hanno precedenti penali. Ma ci sono anche incensurati. E addirittura soggetti che vivono in Italia da anni.

Per esempio un cittadino ivoriano arrivato con la famiglia quando era ancora un bambino, all'età di 10 anni, ma che con la maggiore età non si è visto rinnovare il permesso di soggiorno, per ragioni su cui gli avvocati stanno ancora indagando. E c'è anche chi fuori ha una moglie e una bambina di due anni. Una famiglia divisa per legge, già perché il Testo unico sull'immigrazione prevede che chi perde il lavoro perda anche il permesso di soggiorno, indipendentemente dal suo livello di integrazione nel paese.

Copyright: Redattore Sociale

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