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Rom: a Milano il numero chiuso?
Stefano Maullu, assessore regionale a Polizia locale e Protezione civile, ha avanzato la proposta di stabilire il numero chiuso di Rom a Milano.

A Milano ci sarebbe posto solo per 1200 tra rom e sinti. Ne è convinto Stefano Maullu, assessore regionale a Polizia locale e Protezione civile, che ieri ha avanzato la proposta che intende portare all'attenzione del sindaco Letizia Moratti e del prefetto Gian Valerio Lombardi, commissario delegato all'emergenza rom, ipotizzando l'estensione del numero contingentato anche sul territorio provinciale, dove secondo l'assessore ci sarebbero un migliaio di nomadi distribuiti in 66 campi abusivi.

La realtà è che è iniziata la campagna elettorale per le regionali, anche perché si tratta di un tema di cui l'assessore Maullu non si è mai occupato -  reagisce Luciano Muhlbauer, consigliere regionale di Rifondazione comunista-. Questa è forse la prima volta che ha fatto una qualche dichiarazione sui rom e credo stesse cercando di inserirsi su un terreno elettoralmente pagante. Sostiene che i nomadi stranieri vanno mandati via con un decreto di espulsione e gli italiani con un foglio di via. Ma cosa vuol dire? Si tratta di una selezione su base etnica che credo non sia nemmeno applicabile a termini di legge. Il fatto grave -aggiunge Muhlbauer- è che diventa normale che queste uscite arrivino da un assessore regionale che si occupa di protezione civile e polizia locale. Non è né della Lega né di An e che pur di raccattare consensi e voti si possa dire di tutto e di più. Non ci sono più argini né principi etico-morali”.

“Quest'idea non è nuova - aggiunge Maurizio Pagani di Opera Nomadi -: purtroppo è già stata ripresa e votata parecchi mesi fa dal consiglio comunale milanese in ua mozione bipartisan che avrebbe voluto stabilire il numero chiuso. Si tratta di un'idea demagogica che ricorre periodicamente e che ha l'unico scopo di fare pubblicità a chi la propone; dal punto di vista concreto e giuridico non ha infatti un fondamento e uno scopo perseguibile. Portare la discussione sui numeri è fuorviante: anche i dati ufficiali dimostrano che il problema delle presenze dei rom a Milano e in Lombardia non è numerico ma riguarda la scelta delle politiche pubbliche da attuare per favorire o contrastare le possibilità d'integrazione di queste comunità.

E la proposta del numero chiuso segue di un giorno le dichiarazioni dell'assessore ai Servizi sociali, Moioli, sulla volontà di chiudere tre campi comunali in breve tempo, senza dire che fine faranno le famiglie allontanate. Anche in questo caso il giudizio non può che essere negativo, perché l'intenzione di fare politiche rigorose ma con ricadute sul piano pratico, anche in una logica autoriataria che non condividiamo, non si è minimanente verificato”.

Ma c'è anche chi plaude all'iniziativa dell'assessore: “Ringrazio Stefano Maullu per aver fatto propria la mia proposta di legge, presentata nell'ottobre 2007”, dice il consigliere regionale Silvia Ferretto (ex An, ora gruppo misto). Una proposta che prevede, tra le altre cose, un numero di nomadi massimo per ogni comune (uno per mille della popolazione residente), sei mesi come  periodo massimo di permanenza in un campo a meno che non siano presenti minori in età scolare e un'intensificazione dei controlli da parte delle Asl dei quali dovrà essere fatto un rapporto semestrale alla Regione.

TESTO: Andrea Rottini

COPYRIGHT: Redattore Sociale

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