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Legge Basaglia sotto assedio
In Parlamento sette proposte e disegni di legge per mettere mano alla 180. Le associazioni si oppongono: "Queste modifiche reintroducono concetti superati come l'inguaribilità della malattia mentale".

A quasi 31 anni dall'emanazione della legge 180 sull"assistenza psichiatrica, meglio nota come "legge Basaglia”, il Pdl riprova a mettere mano alla riforma. Per ora si tratta solo di iniziative di singoli parlamentari della maggioranza, ma già nel 2006 il programma elettorale dell’allora Casa delle libertà prevedeva il superamento della legge. E il Pdl è tornato nuovamente all’attacco della Basaglia anche con il programma di governo stilato con la Lega e con il quale la coalizione di centrodestra ha vinto le elezioni del 2008.

Cosa si nasconda dietro la parola riforma lo si può scoprire leggendo le proposte di legge finora depositate presso gli uffici di Camera e Senato. Si tratta di provvedimenti che al momento risultano solo assegnati alle commissioni e per i quali non è ancora cominciato l’esame, anche se non si può escludere che un primo avvio dell’esame potrà avvenire dopo la pausa estiva.

Tutte queste proposte di modifica però, secondo Gisella Trincas, presidente dell’Unione nazionale delle associazioni per la salute mentale (Unasam),”sono da respingere categoricamente”. L’Usanam è la federazione delle organizzazioni dei familiari che si è costituita agli inizi degli anni Ottanta allo scopo di sostenere la legge 180. A proposito delle sette proposte di legge, tutte targate Lega e Pdl, che intendono mettere mano alla riforma del 1978, la stessa Trincas dichiara: “Si tratta di proposte diverse, ma che riportano alla stessa questione: pongono con forza l’accento sull’aspetto del controllo sociale. Tutto ruota intorno al trattamento sanitario obbligatorio e all’obbligatorietà della cura”.

Attualmente, spiega la presidente della Federazione Unasam – che ha firmato insieme alle altre dodici organizzazioni riunite nel Coordinamento nazionale salute mentale e diritti un documento sulle proposte di legge che vorrebbero abrogare la 180 – “il trattamento sanitario obbligatorio, pur essendo di per sé un atto anti-costituzionale, viene attivato con le necessarie garanzie legali”. Mentre “tutte le proposte presentate in Parlamento girano intorno al nucleo centrale dell’emergenza, del controllo sociale e del trattamento sanitario obbligatorio”. Perché – precisa – le persone sane non devono essere messe a rischio dalle persone malate. Si divide la società tra sani e malati, e i malati vanno controllati attraverso tutte quelle procedure di controllo e di intervento che li mettano in condizione di non nuocere ai sani”.

In quest’ottica la proposta dei senatori leghisti Fabio Rizzi e Rossana Boldi di ampliare fino a 90 giorni il trattamento sanitario obbligatorio, che attualmente è previsto per sette giorni non rinnovabili, rappresenta lo scenario “più inquietante in assoluto” perché “un ricovero obbligatorio per 90 giorni è un arresto, un fermo di polizia senza appello”. Per la presidente dell’Unasam, infatti, “siamo già fortemente preoccupati per l’attuale gestione del trattamento sanitario obbligatorio che, di fatto, risponde soprattutto alla carenza di interventi immediati del servizio deputato alla cura e alla riabilitazione delle persone con sofferenza mentale. È un dato di fatto che più una persona è abbandonata a se stessa più i trattamenti sanitari obbligatori sono frequenti”.

E allora il punto è “il potenziamento e il miglioramento della qualità dei servizi territoriali di salute mentale”. O anche – insiste Trincas – “il diritto delle persone di ricevere cure giuste e tempestive” in grado di “farle uscire dalla propria condizione di sofferenza, garantendo loro la migliore esistenza possibile”. Di conseguenza proporre alle famiglie trattamenti sanitari obbligatori prolungati è “un paradosso” perché quello che occorre realmente sono luoghi in cui “affrontare la malattia, i problemi e le difficoltà”, magari anche attraverso “l’inserimento in residenze ben organizzate dove le persone sono considerate veramente persone con relativi diritti e doveri” e dove possono “intraprendere un percorso di miglioramento delle proprie condizioni”.

Un altro punto critico è costituito dalle cosiddette “cliniche a misura d’uomo umanizzate” presenti nella proposta di legge del deputato Paolo Guzzanti, ex Pdl e attualmente nel Gruppo misto. “Secondo noi dietro questa proposta si nasconde il tentativo di spostare la gestione del problema dal settore pubblico a quello privato”, è il commento della presidente dell’Unasam. “Per noi invece – puntualizza – la salute mentale, così come la salute in generale, deve assolutamente rimanere di competenza del servizio pubblico. Alla gestione dei servizi può partecipare anche il privato – prosegue –, ma sempre e soltanto con la supervisione continua del servizio pubblico”.

Un ultimo nodo critico, infine, sta nel fatto che “nessuna delle proposte attualmente in Parlamento nasce dal confronto con il territorio e con le organizzazioni dei familiari, degli utenti e delle comunità scientifiche. Sono proposte che cadono dall’alto, non sono bisogni raccolti dal territorio e dalla comunità – conclude – perché i bisogni che noi esprimiamo sono ben altri e concordi con ciò che gli operatori stessi evidenziano sulle questioni della sofferenza mentale”.

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