A New York, il sindaco Michael Bloomberg stringe la cinghia dei controlli sulle famiglie senza dimora che vivono nelle strutture d'accoglienza pubbliche. D'ora in poi, anche chi non firmerà il registro di entrata e uscita rischia di tornare sulla strada. E, secondo il New York Times, le associazioni si dividono e anche chi non rispetterà il coprifuoco o rifiuterà un alloggio procurato dal comune, sarà espulso dalla struttura e rispedito in strada.
La nuova politica offre nuovi appigli per chi vuole mandare via una delle 9.720 famiglie a carico del sistema d'accoglienza, che finora potevano essere sfrattate per comportamenti come l'introduzione di droghe o di armi, ma da oggi possono essere sanzionate per molto meno: può bastarse scordarsi di firmare il registro d'ingresso e di uscita o non tenere un atteggiamento positivo verso gli operatori sociali e ci si ritrova in strada. La nuova politica è pensata per incoraggioare le famiglie ad accettare un'abitazione permanente, anche se non di loro gradimento.
“Useremo questi metodi solo nelle situazioni più estreme -dice Robert V. Hess, commissario per i servizi ai senza dimora della Grande Mela- abbiamo un piccolo numero di famiglie la cui sistemazione temporanea è stata davvero usata come permanente”. Gli sfratti hanno durata di 30 giorni. I cinque ricoveri per homeless di New York gestiti dal Dipartimento dei servizi per gli homeless saranno i primi a testare le nuove regole, attive da ieri. Gli altri 150 ricoveri gestiti da organizzazioni che hanno un contratto con la città inizieranno dal 17 agosto.
Steven Banks, avvocato di “Legal Aid Society”, rappresentante delle famiglie senza dimora in decenni di battaglie contro l'amministrazione cittadina, crede che questa politica sia dannosa per i bambini e soprattutto per gli adulti con ritardi fisici e mentali, che potrebbero essere a rischio di sanzioni. “Con tutti i problemi che lo Stato e la città devono affrontare, nel bel mezzo della crisi economica, è scioccante che si investano risorse nel mettere bambini innocenti e le loro famiglie al di fuori della rete di sicurezza dei ricoveri, sulle strade. Chi ha bisogno di questo provvedimento, con tutto ciò che c'è da fare?”.
Diversi ricoveri gestiti da organizzazioni non profit, che hanno chiesto di non essere nominati per paura di essere tagliati dall'amministrazione, hanno detto che non intendono allontanare le famiglie dalle loro strutture. Altri sono invece contenti di avere la possibilità di minacciare le famiglie più difficili con l'espulsione. “Se ogni tanto per qualche famiglia c'è bisogno del bastone, lasciamo che sia - dice Richard Motta, presidente e amministratore delegato di Volunteers of America of Greater New York, organizzazione che gestisce tre ricoveri -. La mancanza di questa minaccia era un problema”, commento Motta. “Non c'è un assistente sociale vivente che voglia rendersi conto di questa minaccia e, come agenzia, non vogliamo far finire la gente nelle strade. Non rientra nei nostri compiti. Ma se entri nella struttura e sai che puoi essere mandato via, sei più incentivato a seguire le regole”.
La città aveva già il potere di mandare gli adulti “single” dalle strutture. Oggi, dopo mesi di lobbying da parte dei dirigenti cittadini, osteggiati dagli avvocati degli homeless, il nulla osta è arrivato da David H.Ansell, funzionario dell'Office of Temporary and Disability Assistance, al penultimo giorno di lavoro prima di cambiare mansione. Hansell ha disposto che il provvedimento rimanga in carico per un anno come progetto dimostrativo: a distanza di dieci mesi, la città dovrà scrivere un rapporto fino a quel punto. In ogni caso, la guida distribuita agli operatori sociali dice che nessuno dovrebbe essere mandato via durante l'emergenza invernale “Codice blu”, quando le temperature si abbassano fino allo zero.
Andrea Rottini
Copyright: Redattore Sociale










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