L'estate che verrà è un’incognita e una speranza. Non c’è altro modo di pensare al futuro se hai un’attività turistica e lavori in Abruzzo. Come andrà? Quanta gente arriverà? Quanti vinceranno la paura? Il rosario delle domande è sempre lo stesso, sia che uno lavori a pochi chilometri dal centro del disastro sia che uno se ne stia comodo sul mare, lontano più di Roma dall’epicentro. Perché quando guardi in faccia la fine e vai oltre, allora non puoi far altro che pensare che i titoli di coda sono passati e tu hai un’altra pellicola da scrivere.
Allo stesso modo in questi casi chi guarda da fuori si pone le sue, di domande. Andare o non andare? Sarò di intralcio? Non farò turismo del dolore? Si chiede il viaggiatore politically correct pensando a una vacanza in Abruzzo. Nel palleggiarsi delle questioni occorre prendere posizione. Via gli indugi: andare. Andate, c’è tutta una regione pronta ad accogliervi ed è qualcosa di più che un gesto di solidarietà, è un’azione utile e concreta. Il modo per mettere la vostra firma in calce alla frase, un po’ retorica ma vera (suvvia), la vita continua.
Detto ciò: va bene andare, ma dove? No certo all’Aquila, neanche negli immediati dintorni. Però basta un passo più in là e si può tornare a fare turismo tranquillamente, camminando per le montagne dell’Abruzzo, tra antichi sentieri, ampi tratturi e piccoli borghi che cercano di riprendersi per l’ennesima volta. Prima dagli anni dell’emigrazione selvaggia, ora dalla terra che trema. Piccole realtà imprenditoriali animavano paesi in via di chiusura, dove non era riuscita la politica era riuscito il coraggio, e la fantasia, di chi ha deciso di fare del turismo su queste montagne la propria ragione di vita.
Come Pietro Balbi, un romano che a Rocca Calascio ha prima aperto un ostello, poi un ristorante e adesso un alberghetto e anche una piccola libreria di testi sulla montagna (tel. 338 - 80.59.430; www.rifugiodellarocca.it). Lui ha davvero ridato vita a un paese, visto che Rocca Calascio era oramai disabitato da anni. La popolazione era infatti scesa da ottocento a zero tra il 1600 e il 1957. Adesso che il terremoto ha bloccato per due mesi le attività dei suoi abitanti, il paese si trova in difficoltà. Per via della sua posizione centrale ed elevata, che gli permette di dominare la valle del Tirino e tutto l’altipiano di Navelli, è stato abitato fin dalla preistoria. E nel corso dei secoli duchi e principi hanno ambito a sfruttare i 1.460 metri del suo castello per meglio controllare la zona. Oggi quei luoghi possono essere il punto di partenza per escursioni a piedi o in mountain bike (al rifugio le affittano), verso Santo Stefano di Sessasanio o il lago di Calascio, raggiungibile in un’ora di cammino.
Oppure verso Castel del Monte, il Colle del Vento o fino all’immensa distesa di Campo Imperatore. E Campo Imperatore è una delle destinazioni più affascinanti per chi vuole conoscere l’Abruzzo interno, quello lontano dal mare e vicino all’epicentro. Un luogo particolare, una piana lunga 15 chilometri che si sviluppa a 2mila metri d’altezza. Qui in inverno si scia: tanto fondo, un po’ di discesa. In estate, invece, si cammina. E magari si può decidere di fermarsi all’hotel Campo Imperatore, a 2.130 metri d’altezza. Fosse anche solo per vedere il posto dove per un paio di settimane venne tenuto rinchiuso Mussolini dopo il 25 luglio. O per partecipare all’annuale fiera degli ovini, che si tiene il 5 agosto (Iat L’Aquila,
tel. 0862 - 667.250). Più che un mercato è l’occasione per rinnovare la tradizione perduta della transumanza, quando ogni estate migliaia di ovini salivano in quota, dopo aver passato l’inverno nei campi del Tavoliere e in tutta la Puglia.
Non lontano si può provare a salire fino al rifugio Franchetti (tel. 061- 959.634; www.rifugiofranchetti.it), tra Corno Grande e Corno Piccolo, nel cuore del Parco nazionale del Gran Sasso, in provincia di Teramo. Un posto senza lussi e senza troppe comodità, come si addice a un rifugio, che si raggiunge con un’ora di cammino dalla partenza della funivia della Madonnina (ora chiusa) per il passo Scalette con un sentiero duro, ma non impossibile. Anche qui il terremoto si è fatto sentire, ma anche qui ripartire e tornare alla normalità è il migliore aiuto che si possa dare.
E lo stesso vale per Santo Stefano di Sessanio (Aq), un paesello di impianto medievale fatto di non troppe case e aggrovigliato intorno alla sua torre medicea. Qui da una decina d’anni si porta avanti il concetto di albergo diffuso. Il merito va ascritto tutto a un imprenditore svizzero, Daniele Kihlgren, che per primo ha iniziato ad acquisire e restaurare le case in pietra abbandonate dagli emigranti. Il suo “Sextantio” (tel. 0862 - 899.112; www.sextantio.it) -che ha promosso il restauro integrale delle abitazioni, cercando di mantenere anche i vecchi arredi spartani- è stato un esempio per tutti, in paese. E il concetto di albergo diffuso si è, appunto, diffuso al punto che ora a Santo Stefano ci sono più posti letto che all’Aquila.
Andare qui, ha un significato ancor maggiore: la torre medicea è caduta, ma tolte le macerie le strutture ricettive del paese sono ancora attive e tutti non vedono l’ora di riconquistare la normalità con l’arrivo dei turisti estivi. Spostandosi di un poco si può decidere di spingersi fino ai 2.102 metri del rifugio Sebastiani, all’interno del parco regionale del Sirente-Velino (tel. 339 - 107.97.41; www.rifugiovincenzosebastiani.it). Da qui si può camminare sull’altipiano delle Rocche, andando al Colle dell’Orso, al lago della Duchesa, o fino alla vetta del monte Velino, a 2.486 metri. Oppure si può allargare il raggio e andare alla scoperta di tanti altri piccoli posti d’Abruzzo.
Qualche idea? Si potrebbe decidere di attraversare la regione in treno sfruttando le linee iper-secondarie che pure sono ancora aperte, come la scenografica Sulmona-Pescocostanzo. Qui le stazioni in disuso sono state prese in gestione dal parco, che le sta sistemando per farne punti di ristoro. Insomma, l’estate che verrà pensate seriamente di andare in Abruzzo. Non è solidarietà, è viaggio.
Testo: Osvaldo Spadaro
Foto: Riccardo Carnovalini










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