Una sentenza a suo modo storica. Da oggi in poi Atm, l'azienda trasporti milanesi che gestice la rete di metropolitane, tram e autobus cittadini, è obbligata a rimuovere il requisito della cittadinanza italiana o di un paese dell'Unione europea dalle proprie offerte di assunzione, previsto da un Regio decreto del 1931 e tuttora in vigore.
Lo ha stabilito il 20 luglio 2009 il Tribunale di Milano, dando ragione a Mohamed Hailoua, un cittadino marocchino assistito da "Avvocati per Niente Onlus" e "Asgi", Associazione studi giuridici sull'immgrazione, che aveva fatto ricorso presso i giudici contro l'Atm, che non l'aveva ammesso alle selezioni per un posto di lavoro.
I giudici hanno ritenuto la decisione dell'azienda "una disparità di trattamento non legittima” che rientra nella nozione di "discriminazione” prevista dall'ordinamento. A conclusione delle nove pagine di sentenza, i giudici dicono che “Il Tribunale di Milano, sezione Lavoro, (...) accerta e dichiara il carattere discriminatorio del comportamento di Atm Spa”, alla quale ordina “la cessazione del comportamento e la rimozione della richiesta di cittadinanza tra i requisiti di selezione delle offerte di lavoro e delle proposte di assunzione”.
Andrea Rottini























