Seguire le vicende della musica italiana non è facile. È un susseguirsi di nascite, nuove collaborazioni, grandi ritorni. Un continuo fermento di cui spesso neppure ci accorgiamo.
Qualche esempio: avrete presente la canzone “Pop Porno” de Il Genio - brano che nell’arco degli ultimi mesi è diventato un vero e proprio tormentone - dovete sapere che Gianluca De Rubertis, uno dei due “geni”, era il tastierista di un gruppo validissimo chiamato Studiodavoli, la cui cantante, Matilde Davoli, ha da poco dato alle stampe un ottimo lavoro a nome Girl with the gun (e può darsi pure che vi piaccia più de Il Genio). Dovete sapere anche che il leader di un gruppo chiamato Reggae national tickets, che verso la fine degli anni '90 ebbe un discreto successo, ora vive in Giamaica, ha cambiato nome, da Stena in Alborosie, ed è una delle voci reggae più apprezzate oltreoceano (e non solo). Mentre tra i grandi nomi dell’elettronica mondiale oggi spicca quello dei veneti The bloody beetroots.
I padovani Jennifer gentle invece vanno fortissimo in Giappone: l’ultima volta hanno suonato nel Paese del sol levante i fan erano talmente numerosi che è dovuta intervenire la polizia.
Tra le nostre esportazioni anche gli emiliani A classic education: fanno più concerti a Londra che a Bologna. Sorprendente anche l’ascesa del giovanissimo cantatore Vasco Brondi, in arte Le luci della centrale elettrica, che nell’arco di un anno è passato da perfetto sconosciuto a vincere la Targa Tenco e fare tour da 20 concerti al mese.
Perché dare attenzione a queste notizie? Perché prendersi il cruccio di ascoltare anche solo uno di questi nomi? Perché ne vale la pena e questa rubrica ha il compito di ricordarvelo. L’Italia sforna buona musica in continuazione. Noi, ogni mese, vi daremo qualche consiglio. Perché bisogna conoscere “Non ti scordar mai di me” di Giusy Ferreri e “Bruci la città” - che in molti attribuiscono a Irene Grandi ma che in realtà è stata scritta da Francesco Bianconi dei Baustelle - ma anche le canzoni di Paolo Benvegnù, dei Perturbazione, dei Non Voglio Che Clara, di Dente, dei Ministri, dei Marta Sui Tubi, di Beatrice Antolini, dei Giardini di Mirò e di molti altri ancora. Ogni nome ha una sua storia e ne completa tante altre, non ultima, la nostra.
Possiamo lamentarci di molte cose che non vanno in questo disastrato Paese (e va bene), ma non della musica. Anzi, la musica sarebbe un buon punto da cui ripartire. Probabilmente il migliore.
Girl With The Gun
Incontro geniale tra la caratteristica, avvolgente voce di Matilde Davoli (già Studiodavoli) e il talento elettronico di Populous, il progetto Girl With The Gun vira su attenuazioni acustiche, grazie anche alla collaborazione di graditi ospiti (tra gli altri Giorgio Tuma e Short Stories). Raffinato.
Superpartner
I Superpartner sono un raro connubio di freschezza e profondità, meraviglioso romanticismo e power-pop istantaneo dai toni morbidi e leggeri. Atmosfere da carillon e sonorità che hanno la vaporosità delle tinte pastello sono i migliori pregi del gruppo leccese, neonata creatura della Pippola Music.
Beatrice Antolini
Beatrice è cresciuta. Dopo il primo Big Saloon – lavoro che raccoglieva molte influenze musicali ma a cui mancava una chiara direzione compositiva – ci stupisce con “A Due”. Un album che aggiunge ai generi già sperimentati (la musica anni 30, il rock e il pop) anche un certo tribalismo post punk e un’aggressività grunge. Ha molto talento, continuerà a darci soddisfazioni.
di Sandro Giorello











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