Tempo libero
G8, le voci della tragedia
Uno spettacolo che restituisce le violenze nella scuola Diaz, le torture dei poliziotti, i cori dei manifestanti.

“Chi soffre di cuore, stia attento, perché si potrebbe impressionare -avvisa l’attore-: serve orecchio, fine e lucido, per sentire tutto quello che c’è da sentire”. Bombetta e gilet chiari su un fondale completamente nero, Giuseppe Provinzano, autore della compagnia siciliana “Sutta scupa”, invita il suo pubblico a prendere posto. Il giovane, classe 1982, si accinge a raccontare “una storia che è ancora cronaca” e a presentare “personaggi che sono ancora persone”.

Dal 2008, “GiOtto–terzo studio per una tragedia”  http://giottostudioperunatragedia.blogspot.com/ porta in scena ciò che accadde a Genova tra il 19 e il 21 luglio 2001, quando in occasione del rituale forum delle nazioni più industrializzate del mondo, il movimento antiglobalizzazione italiano ed internazionale, oltre 700 associazioni (dai Beati costruttori di pace all’Arci), organizza un’imponente contro-manifestazione. “La ricostruzione di quei giorni, nello spettacolo, prende la forma della tragedia classica” spiega Provinzano, che nel prologo racconta i preparativi dell’evento. Poi, con rapidi movimenti, cambia volto: “Passo dai panni dell’eroe a quelli dell’antieroe, un poliziotto e un black bloc e ognuno di essi dà la propria visione di ciò che accadde”. Come la notte di follia alla scuola Diaz, dove la polizia assalterà manifestanti e giornalisti addormentati, massacrandoli. O le torture nel carcere di Bolzaneto.

“Atrocità che nessuno ha potuto vedere, rievocate dalla figura mitica del messaggero”. Monologhi scanditi dalle voci del “coro”, quelle autentiche di migliaia di manifestanti, registrate dal vivo dai registi italiani presenti in quei giorni, da Mario Monicelli a Ettore Scola. “Una drammaturgia sonora che restituisce le grida, i canti e le istanze di chi chiedeva un altro mondo possibile”. Richieste di pace, rispetto dei diritti umani e dell’ambiente, di un’economia più giusta che saranno offuscate dal dramma. “In piazza Alimonda, venerdì 20 luglio, muore Carlo Giuliani -ricorda l’attore- un ragazzo ventenne, per mano del quasi coetaneo, carabiniere di leva, Mario Placanica”. Giuseppe, il pomeriggio dopo, sarà a Genova, come altre 350mila persone e vivrà in prima persona la repressione delle forze dell’ordine a suon di manganelli e lacrimogeni. La profezia di un mondo con più ingiustizie, più sfruttamento, più guerre, si è tragicamente avverata.

TESTO: Rosy Battaglia

Blog
Rubriche