"A noi non interessa vendere, ma intessere relazioni". Gianni Camocardi mette subito le cose in chiaro. Da 27 anni lavora come tecnico delle luci in vari teatri milanesi, dallo Strehler alla Scala, vocazione contesa da un'altra grande passione. "Sono un discepolo di Luigi Veronelli", confessa. Del famoso editore enogastronomico, Gianni era amico e collaboratore. "Lavoravo per lui come fotografo", dice mentre stappa una bottiglia di Grecale 45 dell'azienda agricola Denny Bini, un rosso frizzante prodotto "come una volta", in sole 465 bottiglie l'anno.
"La cosa che mi piace di più di questo vino è l'etichetta, perché spiega che è ricavato dalla coltivazione di 153 ceppi di malbo gentile, che l'anno scorso hanno prodotto 510 kg di uva". Per la precisione, questa bottiglia arriva dai grappoli coltivati tra il secondo e il terzo filare. "Veronelli direbbe che è un vino di zerga beva, uva pigiata e basta: di certo, non è uno di quelli che si ottengono dalle polverine". Dettagli che rivelano l'anima di Officina enoica, associazione di "gastroribelli ed enodissidenti" senza fini di lucro, fondata da questo appassionato di vini prestato al teatro, con un motto molto particolare: il vino è importante sì, ma più importante è quello che c'è dietro ogni bottiglia.
"L'amicizia con Veronelli mi ha trasmesso questo approccio critico al mondo del vino, diverso da quello che può avere un tecnico o un enologo. Una delle nostre parole d'ordine è contadinità: per noi, il vino è un pretesto per parlare d'altro", continua Gianni, che non sa bene come inquadrare la sua poliedrica creatura, un segugio che va a scovare piccoli produttori in giro per l'Italia, tutti rigorosamente biologici e rispettosi dell'ambiente e della biodiversità, cantine da poche migliaia di bottiglie l'anno vendute in piccole enoteche o con il passaparola. Officina enoica potrebbe essere un Gav, gruppo (solidale) di acquisto vino, ma la filosofia dell'associazione va ben oltre questo servizio, che pure svolge.
"Il nostro intento è soprattutto divulgativo e culturale -prosegue-: desideriamo che i nostri soci, una volta incontrato un vino, vadano a conoscere chi lo fa. Un invito valido per tutti, anche per quanti non hanno grandi possibilità economiche ma che magari, dopo aver dato una mano al vignaiolo per la vendemmia, possono portarsi a casa qualche bottiglia". Nel 2010 Officina enoica ha partecipato a eventi che si occupano di cultura vinicola ad Asti (Vinissage) e Milano (Orti d'artista, Kuminda e la fiera Fa' la cosa giusta!), oltre a organizzare degustazioni presso i Gas, gruppi di acquisto solidale.
"Quando ci invitano non ci limitiamo a proporre vini, ma spieghiamo concetti dell'economia vinicola a cui teniamo molto, come il prezzo sorgente, l'autocertificazione, la filiera corta -conclude-. E, soprattutto, promuoviamo quella cultura delle relazioni che è nel nostro Dna: più che il prodotto, a noi interessa capire chi sono i vignaioli, come lavorano e il grado di umanità che ci mettono nel fare il vino".
Tra produttori e consumatori i soci di Officina enoica sono circa 120: la tessera costa 10 euro all'anno. In cambio, si possono ordinare vini attraverso l'Officina (che ha sede a Milano) e pagarli come se si andasse a comprarli in cantina, partecipare a incontri di degustazione e diventare parte attiva dell'associazione, segnalando nuovi produttori che vale la pena conoscere.
Testo di Andrea Rottini










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