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L'Unità d'Italia? Ridiamoci su
"Risorgimento pop": uno spettacolo teatrale divertente e dissacrante, per celebrare i nostri 150 anni senza retorica.


Immaginate un'ideale rappacificazione tra Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, al ritmo incalzante di "Baby one more time", la hit di Britney Spears. Là dove non è riuscita la storia, arriva la finzione teatrale, a suon di gag, di "Risorgimento pop", lo spettacolo di Daniele Timpano e Marco Andreoli, autori trentenni della scena indipendente romana.

Niente retorica e vuote commemorazioni, quindi, per celebrare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, ma un percorso tra le memorie e le amnesie dello stivale tricolore. "È uno spettacolo a due voci -racconta Daniele Timpano, in scena con il bravo Gaetano Ventriglia-, che parte da una provocazione di fondo: l'Italia non c'è, non sorge e se è risorta, è rimorta".

Sul palco i protagonisti con tanto di clergyman, quasi fossero due sacerdoti, celebrano il mito "laico" della fondazione risorgimentale. Così, a modo loro, ripercorrono in una serie di sketch, gesta e vicende dell'Ottocento italiano, nel maldestro tentativo di riassumerli a tempo di record: 4 minuti e 33 secondi. Ma se il tentativo fallisce, il rito patriottico prosegue con la storia lacrimevole e grottesca dell'eroina dei due mondi, Anita, riproposta in tutte le varianti della leggenda popolare. E in una sorprendente escalation si arriva al termine dello spettacolo con un improbabile funerale in cui si ricongiungono sulla scena gli umili resti dei due padri della patria più amati: quelli inceneriti, per l'occasione, di "Beppe" Garibaldi e quelli imbalsamati di "Pippo" Mazzini.

Tragedia e farsa si mescolano, dunque, scatenando l'ilarità del pubblico ma spiazzandolo al contempo. Inevitabilmente il pensiero dello spettatore va all'oggi che vede un'unità nazionale sgretolarsi sotto la forza di venti federalisti e neoborbonici. "Con questo testo volevo disattendere ogni aspettativa dello spettatore per suscitare stimoli e riflessioni", racconta Timpano. Non nuovo alla pratica di un "teatro politico non ideologico" ma certo dissacratore: è infatti in tournée anche con un altro testo particolare come "Dux in scatola, autobiografia d'oltretomba di Mussolini Benito". Sempre attento alle molte "discrepanze" della storia italiana ha in serbo un nuovo progetto: "Un lavoro sulla morte di Aldo Moro e sulle Brigate Rosse, altro punto oscuro del nostro recente passato".

Lo spettacolo sarà in scena il 18 febbraio a Ovada (AL), il 19 febbraio a Pavia, il 12 e il 13 marzo a Roma, il 18 marzo a Salerno. Info: profondodispari@inwind.it.

Testo: Rosy Battaglia

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