C’è chi, in tempi di tagli allo spettacolo e censure, invece di mettere in cartellone musical dal sicuro incasso, non rinuncia a parlare delle paure e degli egoismi di quelli che, una volta, erano “gli italiani brava gente”. Uno di questi è Cesare Lievi, regista e drammaturgo che da oltre vent’anni trasforma i palcoscenici italiani in luoghi di confronto “prima di tutto con il presente -spiega-, come del resto già avviene in altri Paesi d’Europa, dove al teatro si chiede di raccontare le nostre contraddizioni”.
A cominciare dal complesso rapporto che gli uomini d’oggi hanno con l’età della pensione: il tema del suo ultimo testo, “Il vecchio e il cielo”, che debutta il 17 novembre (e rimane in cartellone fino al 20) ma che è già stato (almeno in parte) presentato al pubblico in due prove aperte, andate esaurite al “Giovanni da Udine”, nella città friulana. In scena Gigi Angelillo, Ludovica Modugno, Paolo Fagiolo e Giuseppina Turra, tratteggiano il primo giorno di pensione di un vecchio preside, in bilico tra la fine dell’impegno quotidiano e quella nuova, paradossale, sensazione di libertà. “Il protagonista è l’emblema di una collettività che non vuole invecchiare, da osservare con attenzione e tanta ironia”.
Uno sguardo che attraversa anche la questione della multiculturalità, a cui Lievi ha dedicato la “Trilogia dello straniero”, una sequenza di tre pièces. La prima, “Fotografia di una stanza”, risale al 2004. “È la storia di un giovane tappezziere romeno vittima dei pregiudizi -racconta- che sperimenta dentro di sé la tensione di un conflitto, quello che nasce dall’impossibilità di vedersi diverso”. Mentre nel secondo episodio, “Il mio amico Baggio” (2006), il regista porta alla ribalta le difficoltà di due amici brasiliani che sbarcano nel “bel paese” in cerca di casa e lavoro. “Torneranno indietro, non senza un senso di fallimento, lo stesso provato dal famoso calciatore per il suo rigore mancato nella finale mondiale del ’94”.
Ma è con “La badante”, premio Ubu nel 2008, che Lievi ha messo a fuoco il dilemma della famiglia italiana, incapace di assistere i suoi anziani. Un lavoro che parla di “noi” ma dedicato a “loro”, “dame di compagnia” e infermiere dei nostri nonni. Oggi, dopo 14 anni, Carlo Lievi ha lasciato la direzione del Teatrale stabile di Brescia, per traslocare a Udine. “Voglio mantenere una direzione morale -confessa- per poter raccontare ancora i cambiamenti della società”.
Il Vecchio e il Cielo - Testo e regia di Cesare Lievi
Udine, Teatro Nuovo Giovanni da Udine, dal 17 al 20 novembre
Orari spettacoli: dal 17 al 19 novembre, ore 20.45 - 21 novembre, ore 16
Info: Css - Teatro stabile d’innovazione del Friuli Venezia Giulia (tel. 0432 - 504.765 - cssudine.it).










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