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Musica di donne guerriere
A Modena, undici attrici di sette paesi portano in scena Lo spettacolo "Akus".

Una donna guerriera, una Giovanna d'Arco anticolonialista a cavallo tra storia e leggenda. Si chiama Akus (nome che, in ghanese, evoca Akosua, "nato di domenica") e il suo canto africano di guerra e fertilità esplode per la prima volta nell'ottobre di un anno fa a Modena, in una piccola palestra a due passi da chiesa gospel e moschea. In meno di 12 mesi, quel grido primordiale diventa uno spettacolo, "Akus: opera musicale per donne guerriere", che il 23 settembre debutta sul palco dello Storchi, il principale teatro della città, dove rimane in cartellone fino al 26 settembre.

In scena 11 donne di sette Paesi, molte delle quali a teatro non ci sono mai state nemmeno come spettatrici. Hanno tra i 30 e i 45 anni e sono operaie, disoccupate, casalinghe, più alcune italiane attrici di professione. Dal 2008 fanno parte del coro delle donne migranti "Chemin des femmes", che si esibisce in feste e manifestazioni interculturali mischiando le tradizioni africane col Sudamerica, l'Est Europa, i canti anarchici e femministi.

"Akus sono io", afferma ridendo Doris, 43 anni, ghanese, che con un bastone in mano e una fascia colorata sulla testa ha dato vita alla protagonista di quest'opera musicale. "Durante una prova chiesi a Doris di fare un'improvvisazione, e lei, come la cosa più naturale del mondo, si è trasformata in una donna guerriera, potente, spaventosa e tenera", ricorda Meike Clarelli, 33 anni, direttrice del coro e curatrice della parte musicale dello spettacolo. Il metodo di Meike si chiama "canto sensibile" ed è una sorta di maieutica vocale, "che ti fa aprire la bocca per fare uscire cose di te che non pensavi di avere", commenta Viktoria, attrice ucraina.

È dall'incontro tra Meike Clarelli e la regista Alice Padovani, co-fondatrice dell'associazione "Amigdala" che produce lo spettacolo con il sostegno della Fondazione Cassa di risparmio di Modena, che dal repertorio popolare del coro si passa a una vera e propria "opera musicale", poi selezionata da Emilia Romagna Teatro per un contributo alla produzione e per la rassegna di compagnie emergenti "Prime visioni".

Durante le prove, improvvisando, è nata la partitura delle scene, "un tessuto onirico che alterna caduta e resurrezione -racconta Alice-, l'incontro tra donne e l'attesa che precede una decisione importante, come la scelta tra migrare e restare". Ciascuna delle protagoniste vive l'attesa del debutto a modo proprio: c'è chi spera che lo spettacolo possa trasformarsi in un'opportunità di lavoro ed è disponibile ad andare in tournée, chi è comunque orgogliosa e chi ancora non ci crede. "È una grande impresa e andrà benissimo, con l'aiuto di Dio", assicura Doris-Akus, mentre ride a voce alta.

Testo di Giulia Bondi 

 

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