Raccontare per immagini le storie, i progetti e le speranze dei nostri nuovi vicini di casa: otto famiglie provenienti da Bangladesh, Cina, India, Marocco, Niger, Nigeria, Senegal e Ucraina che hanno messo radici nelle provincie di Pordenone, Treviso e Venezia.
"Famiglie migranti a porte aperte" è un multimedia che unisce fotografia e video interviste, sul modello dell'americano "Mediastorm". "Le foto bloccano la situazione, obbligano chi osserva a fissare l'attenzione su un preciso momento, un gesto, un'espressione", spiega il fotografo Aldo Pavan, che ha curato il progetto nato in collaborazione con l'associazione veneta "Ritmi e danze dal mondo".
Un lavoro di ricerca che arriva fin dentro la quotidianità delle famiglie migranti, ma anche controcorrente rispetto a una realtà, quella del Nord-Est, in cui gli stranieri sono funzionali al modello economico, ma dove si vorrebbe "che, alla fine del turno in fabbrica, si chiudessero in casa", spiega Aldo Pavan.
Sono serviti più di 10mila scatti per fissare l'essenzialità di una casa tuareg, i momenti di preghiera della comunità nigeriana e la semplice routine di un ragazzo cinese con la passione per internet e la chitarra. "All'inizio ho faticato per entrare nella loro intimità -racconta Pavan-, ma dopo aver pubblicato i primi lavori sul web, tutto è stato più facile".
Sul sito noimigranti.it sono già visibili i docu-web che raccontano le storie di queste otto famiglie. Oltre a un video "riassuntivo" della durata di 25 minuti.
Ma non è tutto: le immagini scattate daranno vita anche a una mostra fotografica che verrà presentata ufficialmente a Giavera del Montello (Treviso), dal 4 al 6 giugno, in occasione del XV festival multiculturale "Ritmi e danze dal mondo". Un'occasione per rompere il circolo vizioso della diffidenza e presentare al pubblico le nuove famiglie italiane che hanno scelto di abitare in Veneto. Nonostante paure e fatiche.
TESTO DI ILARIA SESANA











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