Tempo libero
Il teatro dello spettatore
L'attore e regista Gigi Gherzi chiede al pubblico di salire sul palco per "portarlo al centro della rappresentazione". Per i lettori di Terre, un assaggio dello spettacolo "La strada di Pacha".

Disseminati sul palco, un’infinità di oggetti: una macchina da cucire, un baule, ruote di bicicletta, delle scale, un calciobalilla. Animati da immagini e suoni, diventano installazioni capaci di evocare ricordi e sentimenti

Ad accogliere il pubblico, un narratore che invita ogni spettatore a salire in scena per esplorare e azionare queste strane macchine del tempo, oltre che a rispondere alle domande che fanno capolino tra sacchi di juta e vecchi imbuti. Inizia così “La strada di Pacha” (potete vedere il promo cliccando qui) spettacolo scritto e interpretato da Gigi Gherzi. “Proviamo a riportare il pubblico al centro della rappresentazione” spiega l’attore, diretto sul palco da Pietro Floridia del “Teatro dell’argine”, compagnia di San Lazzaro di Savena (Bo).

Una storia vera, ambientata in Nicaragua, che ha per protagonisti un donna di colore (minoranza etnica nel Paese) e la gente dei barrios. E proprio lì, nei quartieri poveri del Centro America, Gigi Gherzi e Pacha si sono conosciuti, grazie anche a “Los Quinchos”, una comunità di Managua che si prende cura dei niños de la calle. Dal loro incontro sono nati un libro “Pacha della strada” (edizione Sensibili alle foglie) e questo progetto sul “teatro dello spettatore”

Quando i vecchi vengono messi da parte? Da cosa fuggono i figli? Quando una città diventa straniera? Con le risposte del pubblico a questi e altri interrogativi, ogni sera Gherzi “cuce” una nuova visione della vita di Pacha, spesa nella lotta contro i pregiudizi e la ricerca di libertà e giustizia. Valori che la donna sperimenta lavorando nella Chureca, il più grande immondezzaio del Nicaragua. Tra montagne di avanzi e rottami, Pacha si occupa dei cosiddetti “rifiuti umani”: bambini, anziani, prostitute, pezzi di mondo abbandonati a loro stessi. “Nel basurero, porta con sé oltre alla pelle nera degli schiavi africani deportati dalla Giamaica in Nicaragua, anche la memoria del cerchio, simbolo della comunità e della forza di accogliere chi è escluso da tutto” spiega l’autore.

Ma la storia di Pacha denuncia anche le cause dell’inquinamento e il dramma dei bananeros, i contadini vittime dei pesticidi imposti nel Sud del mondo dalle multinazionali. “E di riflesso ci porta a pensare all’Italia” ammette Gherzi che, lavorando a un altro spettacolo a Villa Literno (Caserta), si è trovato a parlare di morte con dei ragazzini. Lì, dove il territorio è ridotto a discarica e molti giovani si sono ammalati di cancro.  

TESTO DI ROSY BATTAGLIA

 

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