Mai come quest’anno, a Venezia convivono due biennali. Da una parte, la kermesse istituzionale che si snoda fra i Giardini e l’Arsenale, dall’altra, un circuito che intreccia arte, diritti ed emergenze planetarie. Simbolicamente, il secondo percorso si apre a Palazzo Malipiero, sede del Padiglione Iran e cassa di risonanza delle manifestazioni che attraversano il Paese dalle elezioni. Ora, sulla facciata campeggia uno slogan-installazione dai toni eloquenti: “Freedom for Iran, now”.
La ex chiesa di san Leonardo, a Cannaregio (a due passi dalla stazione), ospita invece “Planet Kurdistan”, un laboratorio permanente dedicato a temi-chiave come identità, lingua e confini. Il progetto raccoglie le voci di artisti di origini kurde, registi, filosofi, urbanisti e architetti impegnati a tracciare le coordinate di un nuovo stato ideale.
Anche i pirati scandinavi di the Pirate bay sono sbarcati in laguna per parlare di un pianeta ideale. Al centro del dibattito c’è Internet e la battaglia per la gestione libera del sapere. Il loro quartier generale è ai magazzini del sale, dove hanno aperto “the embassy of Piracy”, un’ambasciata virtuale dedicata alla cultura no-copyright. Ma lo snodo centrale dell’altra biennale, è rappresentato dal “Laboratorio morion” e dal progetto rebiennale. Ovvero, come recuperare i “rifiuti” delle biennali precedenti e trasformarli in occasioni di socialità. E così, dai vecchi allestimenti sono nati letti, tavoli, sedie. Per ospitare artisti squattrinati e studenti in cerca di ispirazione.
TESTO: Anna Lagorio
INFO: Venezia, Re-biennale
QUANDO: fino al 22 novembre











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