Allettanti per il profumo (di denaro), ma dal contenuto indigesto. I prodotti finanziari legati ai “mutui subprime”, è stato detto, erano come una salsiccia all’apparenza gustosa ma di cui non si conosce il ripieno. Prestiti ad alto rischio venivano venduti impacchettati in obbligazioni “garantite”, con la promessa di rendimenti a due cifre.
Ora che la crisi finanziaria punisce chi si è dato alla scorpacciata, viene da pensare alla diversità di principi e interesse che rende “altra” la finanza etica. Nessuna speculazione su derivati o mutui, bensì una scommessa sull’economia solidale, sul sostegno dato a progetti come quelli delle cooperative sociali del territorio. “Chi ci consegna i propri risparmi - spiega Marco Grassi, dell’ufficio promozione di Mag 2 Finance (www.mag2.it) -, lo fa perché crede che aiutando qualcuno ne riceverà un beneficio anche per sé, sebbene a distanza di tempo e in modo indiretto”. Una rendita di tutt’altro tipo, insomma, che giustifica l’interesse con cui l’investitore etico pretende di conoscere dove siano finiti i propri risparmi, a differenza di chi si limita ad attendere i dividendi.
Le Mag, mutue auto-gestione, sono cooperative finanziarie solidali. Raccolgono soldi attraverso libretti di risparmio o cessione di quote del capitale sociale.
Mag 2 Finance, nata 30 anni fa, conta oggi 1.195 soci e un capitale di circa 2 milioni e mezzo di euro. Per entrare a farne parte bisogna versare un contributo minimo di 51,64 euro. In qualsiasi momento il socio può decidere di uscire dalla cooperativa, e all’aprile dell’anno successivo gli vengono restituiti i soldi investiti.
Versare i propri risparmi a Mag 2 significa sostenere progetti come “Livecom”, primo operatore telefonico non profit nazionale che dà lavoro a giovani con disagio sociale e psichiatrico, oppure “Una rete per Angela”, che con il microcredito aiuta donne sole che tentano di avviare un’impresa. Chi investe in Mag 2 vede i propri soldi rivalutarsi al tasso di inflazione. Nessuna rendita da favola, bensì la garanzia di ritrovare i propri soldi anche a distanza di anni. Non poco di questi tempi. Senza contare la rendita “etica” del proprio investimento.
3 domande a Mario Crosta, direttore generale di Banca Etica
In che cosa si può investire in questi mesi di crisi?
Meglio concentrarsi sui prestiti obbligazionari che hanno una durata variabile fra i tre e i cinque anni e garantiscono tassi di rendimento annuo superiori al 3% e sui certificati di deposito nominativi, da 18 o 24 mesi, protetti dal rischio insolvenza dal Fondo interbancario.
È sufficiente?
Occorre anche sostituire al concetto di speculazione (denaro che produce altro denaro) quello di finanza etica, con investimenti agganciati all’economia reale. Chi ha creduto in noi si è trovato più tutelato da trasparenza e tracciabilità del proprio investimento.
Consiglierebbe di investire in fondi etici, come quelli di Etica Sgr?
Certo, magari con un piano di accumulo che consenta di impegnare il proprio capitale con gradualità, limitando anche il rischio.
Francesco Abiuso











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