Immaginate di dover riallestire il vostro ufficio ogni mattina: portare avanti e indietro computer, telefono e stampante, allacciare i cavi, tirare fuori penne e fogli. Un'operazione ancora più complicata se il "materiale" pesa diverse tonnellate. Nonostante cammini con le proprie zampe. È il caso dei cavalli dell'associazione "Passo trotto galoppo", che dal 2008 gestisce una sorta di "maneggio volante" nel parco di via Pisa, a Sesto San Giovanni (Mi).
Ogni giorno Massimo Pini, 25 anni, va a prendere Nuvola ed Eliseo, ospitati gratuitamente presso una cava in disuso a un quarto d'ora dal parco, e li conduce a piedi per le vie della città. Non prima di aver portato nell'angolo di parco concesso loro dal Comune, anche la selleria mobile: un furgone con selle, morsi, caschi, protezioni per la schiena. Fino allo scorso autunno il trasferimento era ancora più laborioso: i cavalli stavano a pensione a Cologno Monzese e bisognava trasportarli con un van. "Una vera follia -commenta Massimo-. Ma non abbiamo altra scelta".
L'associazione nasce infatti con l'obiettivo di portare il cavallo fuori dai centri ippici, "luoghi chiusi, veri e propri ghetti", spiega Massimo che fra i cavalli è cresciuto. Suo padre Roberto, presidente dell'associazione, per 17 anni ha lavorato proprio in uno di questi centri. "Rendono tutto difficile, insegnando un approccio molto tecnico. Ma c'è bisogno di semplicità. Non va bene complicarsi la vita anche per andare a cavallo" scherza Roberto, che ora fa il trasportatore di latte.
E così, durante le lezioni di equitazione, i 140 soci, soprattutto bambini, imparano i comandi basilari e si godono la natura passeggiando per gli otto ettari del parco. Un'occasione per osservare la fioritura delle piante, i nidi degli uccelli, le tane dei conigli selvatici, le anatre e le tartarughe del Lambro. "Abbiamo girato diversi maneggi -commenta Sandro Scuteri, che come altri genitori prende lezioni insieme al figlio-. Ma poi ci siamo fermati qui: si vive un rapporto più diretto col cavallo, con l'ambiente e con l'istruttore".
A guidare le lezioni è quasi sempre lui, Massimo. Aiutato dal padre, da volontari e genitori, è il perno dell'associazione, a cui si vota con una dedizione totale. Dal primo mattino alle otto di sera, instancabile, accudisce gli animali, cura i corsi, ripara le strutture, va in Comune a contrattare. "Prima di pensare a uno stipendio voglio sperimentare al massimo le potenzialità dell'associazione". Che assorbe così le poche risorse disponibili: le quote annuali di 25 euro e i contributi per le lezioni, dai 5 ai 14 euro ciascuna.
Le potenzialità, invece, sono davvero ampie: "Il cavallo esercita una forte attrazione fra le persone più diverse", considera Roberto. Dai ragazzini disabili, che cavalcano gratis, sia come singoli, sia in collaborazione con varie cooperative, fino agli anziani. Durante l'estate bambini e cavalli fanno visita alla casa di riposo "La Pelucca". Molti dei suoi ospiti sono stati contadini: "Il cavallo diventa un canale di comunicazione privilegiato. Succede anche con gli stranieri, soprattutto nordafricani: spesso nei loro Paesi si vive ancora a contatto con questi animali -racconta Massimo-. Per prima cosa ci prendono in giro: Nuvola ed Eliseo, bardigiani bassi e tozzi, sono ridicoli rispetto ai loro arabi".
L'associazione contribuisce anche a rendere più sicuro un parco poco conosciuto agli stessi sestesi: "All'inizio era sempre vuoto e spesso trovavamo dei danni -ricorda Emanuela Viganò, mamma e socia-. Adesso invece vengono anziani, ragazzi, famiglie". L'esperimento meriterebbe il finanziamento del Comune o di una qualche fondazione. "Lo so, ma alla sera sono stanco morto -si scusa Massimo-: provo a leggere le istruzioni dei bandi e dopo due minuti mi addormento".
TESTO DI GIULIA GENOVESI










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