A mezza strada tra l'Appennino lucano e il mare, Craco è stato abbandonato in tutta fretta nel 1963. Colpa di una frana che costrinse i suoi 2mila abitanti a costruirsi una nuova vita altrove. Oggi è una vera e propria città fantasma: uno dei tanti centri "dis-abitati" del nostro Paese. L'associazione Thara rothas e il movimento artistico Saveart dell'accademia di Brera (Milano) hanno creato una mostra fotografica per farli conoscere: su un albero di cartone alto tre metri hanno appeso le immagini di questi borghi.
Immagini che si possono toccare e che accompagnano il visitatore in un percorso virtuale lungo il quale può scoprire Carrega Ligure, solitario paesino con tanto di castello in provincia di Alessandria, San Sebastiano di Centola borgo del salernitano, oppure Rovaiolo, un centro abbandonato della valle Stàffora dove, nei secoli passati, si fermavano per riposare i mercanti che percorrevano la "via del sale".
"L'albero della sostenibilità" verrà esposto a "Fa' la cosa giusta!", dal 25 al 27 marzo. "Nessuno, ormai, abita questi luoghi, nessuno li visita più -spiega Silvia Passerini, la curatrice-. Gli abitanti se ne sono andati a seguito di una frana o di un terremoto. O semplicemente per trovare in città migliori condizioni di vita". E i turisti ignorano il fascino e la storia racchiusa in queste pietre.
Sarebbe sbagliato però pensare solo a località sperdute, a paeselli arroccati nelle valli alpine o ai borghi rurali del Sud. "La desertificazione, intesa come l'abbandono di luoghi abitabili, è un fenomeno che coinvolge tutta l'Italia", puntualizza Silvia Passerini. Lo dimostra, ad esempio, l'attività del comitato "Cascine Milano 2015" che ha come obiettivo quello di dare nuova vita a strutture abbandonate da decenni di proprietà del Comune di Milano e che partecipa alla narrazione delle storie che compongono l'albero della sostenibilità.
Testimoni di una storia rurale e contadina che non ha ancora trovato spazio sui libri di scuola. Agli occhi degli abitanti dei territori limitrofi, i dis-abitati sono semplicemente un cumulo di vecchi sassi. "Pensano che la loro terra non abbia un futuro, non riescono a vederne le potenzialità", commenta Silvia.
Eppure questi borghi possono diventare una risorsa per le valli che si stanno spopolando: "Fanno parte del patrimonio culturale del nostro Paese -conclude Silvia Passerini-. Occorre però lavorare per recuperarli, far conoscere la loro storia e spingere le persone a visitarli". Per saperne di più, e conoscere il calendario della mostra, consultate il sito thararothas.com.
Testo di Ilaria Sesana























